Andy Warhol a Rivoli – Due capolavori al Museo d’Arte Contemporanea

11/01/2019

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Provengono da una delle collezioni private più importanti al mondo

Provengono dalla collezione Cerutti, definita dal New York Times come una delle più grandi e importanti fra quelle private conosciute al mondo. Una collezione creata da Francesco Federico Cerutti, morto a Torino nel 2015 composta di 600 pezzi, tra cui 300 dipinti, mobili e libri antichi Importantissimi gli autori delle opere: da Bonaventura, Pontormo, poi Renoir, Modigliani, Kandinsky, Klee, Magritte, Bacon,
Dal 22 gennaio al 22 Aprile il Castello di Rivoli – Museo di Arte Contemporanea esporrà i due capolavori di Andy Warhol presenti nella collezione privata:
‘Helene Rochas’ ( uno dei quattro ritratti che l’artista dedicò all’ex modella francese direttrice della famosa azienda di profumeria) e ‘The Poet and His Muse’ dedicata al pittore a Giorgio de Chirico.

Così spiegano gli organizzatori dell’esposizione:

“La mostra Andy Warhol. Due capolavori dalla Collezione di Francesco Federico Cerruti a cura di Fabio Belloni presenta per la prima volta al Castello di Rivoli le opere dell’artista sinora conservate a Villa Cerruti di Rivoli, dimora edificata dall’imprenditore torinese per ospitare la propria formidabile raccolta. Si tratta, nella fattispecie, di lavori della maturità. Hélène Rochas è uno dei quattro dipinti che nel 1975 l’artista dedica all’ex modella francese e già direttrice dell’omonima azienda di profumeria, nota per l’intraprendenza quanto per la sofisticata eleganza. Come tutte quelle del periodo, l’opera nasce dopo una sessione di ritratti con la Polaroid. Scelto lo scatto, Warhol ha incaricato i propri assistenti di serigrafarlo su una tela già dipinta con ampie pennellate di colore acrilico, in tal caso dalla dominante verde. Madame Rochas spicca per la malìa della posa: diventa una figura senza età. Il passaggio dalla foto alla serigrafia ha annullato ogni valore chiaroscurale, mentre il rapporto figura-sfondo cede la propria definizione per giocare con l’ambigua compenetrazione tra piani. L’opera appartiene ai cosiddetti Celebrity Portraits, dipinti su commissione iniziati nel 1972 quando l’artista tornò alla pittura dopo anni di sperimentazioni filmiche. Di quei ritratti che ricapitolano le figure dello star system internazionale Warhol eseguiva svariate versioni: la prima, più costosa, per il committente, le altre a beneficio del mercato.

Realizzato nel 1982, The Poet and His Muse appartiene invece al ciclo dedicato a Giorgio de Chirico e moltiplica quattro volte sulla stessa tela un suo lavoro del 1959 con manichini paludati all’antica. Warhol ammirava da sempre il maestro della metafisica: lo aveva anche incontrato in più occasioni durante i suoi soggiorni italiani, a Roma e Venezia. Eppure fu solo in quell’anno – dopo aver visitato la grande retrospettiva ordinata da William Rubin al MoMA – che decise di omaggiarlo. Non si trattava solo dell’ennesima citazione in un periodo segnato da continui tributi ai classici, soprattutto italiani (Botticelli, Leonardo, Raffaello). In lui infatti Warhol riconosceva un vero precursore: “De Chirico ha ripetuto le stesse immagini per tutta la vita. Credo che l’abbia fatto non soltanto perché i collezionisti e i mercanti d’arte glielo chiedevano, ma perché gli andava di farlo e considerava la ripetizione un mezzo per esprimersi. Probabilmente è questo che abbiamo in comune… La differenza? Quello che lui ripeteva regolarmente anno dopo anno, io lo ripeto nello stesso giorno nello stesso dipinto”.

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