Licenziato dalla madre ‘Mobbizzato da lei e mia sorella’. Cgil ‘Mai visto caso del genere’

04/10/2018

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“Un caso mai visto” – Cosi la Cgil sintetizza il particolare licenziamento del dipendente, un 42 enne italiano, che lavora alla Logiser di piazza Gran Madre a Torino, una società di logistica e servizi.

O meglio, lavorava, prima della lettera di licenziamento indirizzata a lui direttamente da sua madre, a capo di un gruppo di tre aziende.
“Tradito dal mio stesso sangue” – è la recriminazione dell’uomo, che si è presentato affranto all’ufficio vertenze della Cgil di Pinerolo.

Da settembre madre e sorella l’hanno cacciato dalla società e non hanno nessuna intenzione di reinserirlo in un’ altra azienda di famiglia, dopo una prima conciliazione avvenuta nel maggio scorso.
Il rapporto si è incrinato in particolare, secondo le parole dell’uomo  dopo un viaggio in Brasile nel 2010:

“Avevo lasciato delle procure per la gestione delle quote, ma quando sono tornato, nel 2010, queste erano state cedute – ha raccontato il 42enne al quotidiano Repubblica. “Forse è stata colpa mia che non ho alzato prima la testa. Ma non pensavo di poter essere trattato così dalla mia famiglia. L’obiettivo negli ultimi anni è stato quello di licenziarmi – ha aggiunto. Mi hanno messo in cattiva luce per lungo tempo, sia nella società in cui lavoravo sia con altre con cui avevo rapporti di lavoro. Per me è stato un vero mobbing”.
Quindi l’accusa, secondo l’uomo la vera responsabile è la sorella Mariangela che, a suo dire, gli avrebbe sempre messo i bastoni fra le ruote. A maggio il primo licenziamento, motivato da madre e sorella su indicazione dei consulenti del lavoro, per eccesso di assenze per malattia.
“Ma mi hanno fatto ammalare”.

Con l’arrivo di una nuova dipendente si è aperto un conflitto insanabile e l’uomo, secondo la sua versione, è stato preda di ansia e depressione. “la convivenza con questa terza persona, che riportava tutto ciò che accadeva a mia sorella e voleva ricoprire il mio posto era diventata impossibile” – ha raccontato. Ora sarà difeso dalla Cgil in tutte le sedi, anche in tribunale, questo il messaggio del sindacato di Pinerolo.

Ma per adesso per il 42enne licenziato, l’unica strada possibile sembra quella di rivolgersi alla Naspi, per la disoccupazione, anche per mantenere la figlia a carico.

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