McDonald’s e Burger King apriranno dentro l’Università di Torino – E’ polemica

23/12/2018

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"Il Burger King rappresenta la sfacciataggine con cui si porta avanti il processo di privatizzazione dell'Ateneo"

Sono due le novità commerciali che stanno attirando numerose polemiche e che vedranno come teatro gli spazi dell’Università di Torino: i due colossi mondiali del fast food apriranno due punti vendita praticamente all’interno dell’Università a partire dal prossimo anno. In particolare, McDonald’s occuperà gli spazi ex Edisu di via Sant’Ottavio 12 mentre Burger King si “insedierà” addirittura all’interno della palazzina Aldo Moro in via Verdi.
Due prospettive che non trovano il consenso di molti studenti. Dalla pagina facebook Noi restiamo Torino è partita la protesta più forte:

“Nel nuovo complesso Aldo Moro costruito in gran fretta vicino Palazzo Nuovo aprirà un Burger King. In un complesso di 18 mila mq, 5 mila saranno destinati a “servizi commerciali convenzionati” e l’apertura del fast food è solo la punta dell’iceberg – si legge sulla pagina facebook degli studenti – “Il Burger King rappresenta la sfacciataggine con cui si porta avanti il processo di privatizzazione del nostro ateneo. Ancora una volta, in modo palese, i privati occupano spazi che dovrebbero essere dedicati agli studenti ma non c’è solo questo. L’università si trasforma, e nemmeno tanto lentamente, in un centro commerciale. Vi ricordate lo scorso anno l’atrio di PN invaso dagli stand della Huawei e dei salami Beretta? Esattamente come una multinazionale UniTo mette a profitto ogni cosa e tratta gli studenti da un lato come una merce da vendere e dall’altro come consumatori pronti a girovagare tra i negozi della palazzina Aldo Moro nel centro della città e dentro l’Università pubblica!!!

È il modello neoliberista imposto a tutto tondo dall’Unione Europea: appropriarsi del pubblico dall’università alla sanità, sottrarlo allo Stato e lucrarci sopra. Questo è evidente nei progetti di finanziamento all’alta ricerca sempre meno statali, dopo i tagli della riforma Gelmini, e sempre più nelle mani dei privati che così influenzano la ricerca subordinandola ai propri interessi e al mercato. Ai privati si concede un’occasione d’oro mentre per gli studenti è sempre più difficile ottenere aule in cui fare iniziative per sviluppare un ragionamento critico. È un modello al quale noi ci opponiamo e contro cui dobbiamo organizzarci per riuscire a contrastarlo!”

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