Torino – E’ uscito il nuovo singolo del cantautore torinese Liede: ‘Chance’, fra techno, pop e breakbeat

15/01/2022

Parola evocativa, elegante, francofighetta. “Chance”, per sua stessa essenza racchiude negatività e positività. Nel momento in cui esiste, vuol dire che c’è una possibilità.
Se però è l’ultima, e sbagli, sono cazzi: è tutto perduto.

“Chance” è il singolo che segna il ritorno di Liede. L’inizio di un nuovo percorso che anticipa il disco del cantautore torinese in arrivo nel 2022.

Il pezzo, in uscita a gennaio, è costruito su una ritmica breakbeat nella strofa, contrapposta alla cassa in 4/4 nel ritornello, sulla quale viaggiano elementi riconducibili sia alla techno che al pop. Ne deriva un vortice dal forte profumo torinese, in un’atmosfera clubbing non estremamente spinta, dove allo spaccarsi la faccia contro le casse si preferisce l’ondeggiare e lo sculettare morbido del dancefloor, a occhi chiusi. Il campione della voce ansimante in loop esprime panico, angoscia, il tempo che sta per scadere. Un po’ Prodigy, un po’ Fatboy Slim, un po’ Baustelle, atmosfere d’oltremanica al servizio di una canzone italiana tutto sommato di stampo popolare.

Scritto da Liede, il brano è prodotto da Ale Bavo (Subsonica, Levante, Cristina Donà, Mudimbi, Mina, Linea77), con il missaggio di Marco Calliari e il master di Simone Squillario (Salmo, Africa Unite, Casino Royale, Machete Production, Nitro, Willie Peyote, Margherita Vicario, Ghemon). Art direction e graphic design sono a cura di BRH+ (Barbara Brondi & Marco Rainò) con la fotografia di Davide De Martis.
Siamo su un’auto che parte scattando, e corre, corre tanto. E se si corre così tanto, c’è sicuramente qualcosa che non va, e quando qualcosa non va, spesso si scrivono canzoni. Questa comunica l’assenza di qualcosa di mostruosamente necessario, dalla quale il protagonista deve disintossicarsi, e far pace col fatto che, sì, può farne a meno. Forse.

Non è facile consolare un cuore appena distrutto, anche se, per sopravvivenza, batte ancora. C’è un’ultima chance. Di riuscire a fare cosa? Riconquistare, appunto, un amante perduto? Fatto sta che, in un certo momento della vita, anche la classica fine di una storia d’amore potrebbe coincidere con il deragliamento dai binari dell’esistenza, della normalità, l’accartocciamento di qualunque progetto e lo sbandamento assoluto.

L’autore, così, fa i conti con sé stesso, l’oggetto della conquista potrebbe essere un’apparente normalità, la felicità del quotidiano, mai ottenuta e nascosta dal malcostume degli stravizi borghesi. Perché chi, per un motivo o per l’altro, fallisce nella ricerca della felicità, si ritrova poi a simularne l’ottenimento con l’evasione becera del pippare nel cesso di un ristorante nei weekend? E proprio il termine “evasione” non rimanda forse a un’immagine di vita come gabbia, prigione?
E se è così, di chi è la colpa?

“Lo sai che l’odio è un abito?” è una presa di coscienza del fatto che la perenne incazzatura nei confronti del mondo sia diventata, forse, una comoda abitudine. Quando ci si sveste, ci si toglie di dosso l’odio. Si resta nudi, e nudi si fa l’amore: l’assenza di odio. Ma c’è una chance che ciò accada? Ci si abitua ad odiare, come a soffrire per l’irrealizzabilità della propria vita, in uno stato persistente di negatività che, alla lunga, può diventare comodo: non ci si mette più in discussione e non si partecipa al gioco, la fine della competitività è anche la fine delle sconfitte, non si vince ma neanche si perde.

Ho scritto questa canzone in un momento di sospensione della mia esistenza. Pandemia e susseguirsi dei vari lockdown ne sono stati solo il contorno, hanno fornito da un lato l’ansia -che si traduce in urgenza creativa- e dall’altro, paradossalmente, la tranquillità, il silenzio necessario per mettere a fuoco e infine tradurre in forma canzone ciò che stavo provando. Dentro c’è la fine di una relazione, la guerra dei weekend, la distrazione notturna come cura, e il rifiuto della normalità come regola. E, tra le righe, semplici ma persistenti domande: perché? Tutto ciò ha senso? Alle risposte non ci sono ancora arrivato, fortunatamente.
Sono contento perché, nonostante la devastazione che c’è dietro, è venuta fuori una canzone che, secondo me, lascia un filo di speranza. O, meglio, una chance. Mi sembra che, quando finisce, si possa sorridere, come si sorride malinconicamente guardando un tramonto invernale la domenica sera (soprattutto se la notte prima si è fatto casino). – Liede

Chance ‹šãs› s. f., fr. [lat. cadentia «il cadere (dei dadi)»] (in ital. comunem. pronunciato ‹šans›). – sorte (buona o cattiva); possibilità di riuscita, di vittoria: questa è la mia ultima chance; è un concorrente con poche chances. (Fonte Treccani)

BIOGRAFIA

Liede è di Torino, in teoria è un cantautore, in pratica è un casino.
Verso la fine del 2016 ha pubblicato il suo disco d’esordio, “Stare Bravi”, grazie al quale ha potuto suonare parecchio in giro per l’Italia per più di due anni.
Il singolo “Corsica”, nell’estate 2017, è stato programmato da Radio Deejay e Radio2.
Ha aperto i concerti degli Ex-Otago e di Samuel (Subsonica) e suonato nei principali club e festival italiani in compagnia di Gazzelle, Giorgio Poi, Canova, Frah Quintale e tanti altri.
Nel frattempo ha scritto, poi ha continuato a scrivere, poi il mondo è entrato in coma.
Nell’estate 2021 ha selezionato alcuni degli ultimi brani scritti e ne ha fatto un disco, per fotografare e cristallizzare questo particolare momento della sua vita.
“Chance”, il primo singolo, ne è l’anticipazione.

Ascolta la canzone

 

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