Torino e Milano capitali dello smog – I dati inquietanti di Legambiente

30/01/2023

Torino e Milano capitali dello smog – I dati inquietanti di Legambiente

I dati inquietanti arrivano da Legambiente, che ha analizzato le polveri sottili PM10 della città. Al terzo posto un alta città del Piemonte, Asti.

Secondo l’ultimo studio, su 95 città monitorate ben 25 violano la legge superando i limiti giornalieri di PM10, più di una su 4.

Le città peggiori sono: Torino, Milano, Modena, Asti, Padova e Venezia che hanno registrato più del doppio degli sforamenti consentiti. 

Se il quadro si osserva alla luce de nuovi target europei previsti al 2030, la situazione è ancora più grave:  il 76% delle città sarebbero fuori legge per i valori di PM10, l’84% per il PM2.5 e il 61% per il biossido di azoto (NO2).

Numeri allarmanti diffusi dal nuovo report di Legambiente “Mal’Aria di città. Cambio di passo cercasi”, redatto e pubblicato nell’ambito della Clean Cities Campaign, che prende il via dal primo febbraio proprio a Torino.

“L’inquinamento atmosferico non è solo un problema ambientale, ma anche un problema sanitario di grande importanza” ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, ricordando che “in Europa, è la prima causa di morte prematura dovuta a fattori ambientali” e che “l’Italia registra un triste primato con più di 52mila decessi all’anno da PM2.5, il 20% di quelli registrati in tutto il continente”.

Valori di PM 10 sopra la norma
“Tra le quasi trenta città che hanno superato gli attuali limiti normativi per gli sforamenti di PM10 – spiega Il fatto Quotidiano – ” (35 giorni all’anno con una media giornaliera superiore ai 50 microgrammi al metro cubo) Torino è al primo posto con 98 giorni di sforamento, seguita da Milano (84), Asti (79), Modena (75), Padova e Venezia con 70 giorni. Analizzando le medie annuali, nessuna di queste città ha superato il limite previsto dalla legge “ma ciò non è sufficiente a garantire la salute dei cittadini – sottolinea Legambiente – in considerazione delle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dei limiti previsti dalla nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria, che entreranno in vigore dal 1 gennaio 2030”. I nuovi target sono 20 microgrammi al metro cubo da non superare per il PM10, 10 per il PM2.5, 20 per il biossido di azoto”.

Pochissime le città in regola

“Per il PM10, sarebbero solo 23 su 95 (il 24% del totale) le città “in regola” – si legge ancora sul Fato Quotidiano – “che non hanno superato la soglia di 20 microgrammi al metro cubo, mentre 72 sarebbero fuorilegge. Le città che devono lavorare di più per ridurre le concentrazioni sono Torino e Milano (riduzione necessaria del 43%), ma anche Cremona (42%), Andria (41%) e Alessandria (40%). Per il PM 2.5 sono Monza (60%), Milano, Cremona, Padova e Vicenza (57%), Bergamo, Piacenza, Alessandria e Torino (55%), Como (52%), Brescia, Asti e Mantova (50%). Per l’NO2 sono, ancora una volta, Milano (47%) e Torino (46%) e, poi, Palermo (44%), Como (43%), Catania (41%), Roma (39%), Monza, Genova, Trento e Bolzano (34%). “Le città italiane dovranno lavorare duramente per adeguarsi ai nuovi limiti entro i prossimi sette anni – spiega Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente – soprattutto considerando che i trend di riduzione dell’inquinamento finora registrati non sono incoraggianti”. Il tasso medio annuale di riduzione delle concentrazioni a livello nazionale è, infatti, di solo il 2% per il PM10 e del 3% per l’NO2. Le città più distanti dall’obiettivo per il PM10 dovrebbero ridurre le proprie concentrazioni tra il 30% e il 43% entro i prossimi sette anni, ma stando ai trend degli ultimi 10 anni, potrebbero impiegare mediamente altri 17 anni, raggiungendo il target al 2040 anziché al 2030. “Città come Modena, Treviso, Vercelli potrebbero metterci oltre 30 anni. Anche per l’NO2 la situazione è analoga – si spiega nel report – e una città come Catania potrebbe impiegarci più di 40 anni”.

 

 

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