Taglio tassi, speranze tradite – Nessuna delle principali banche centrali del pianeta ha fatto un passo verso il taglio dei tassi d’interesse

25/03/2024

Taglio tassi, speranze tradite – Nessuna delle due principali banche centrali del pianeta ha fatto un passo verso il taglio dei tassi d’interesse

Il mercato finanziario attendeva con ansia una serie di tagli dei tassi di interesse lo scorso autunno, sia dalla Federal Reserve che dalla Banca Centrale Europea (BCE), vista la crescente preoccupazione per l’economia globale.

Tuttavia, quattro mesi dopo, nessuna delle due principali banche centrali ha ancora preso misure in tal senso, salvo la Svizzera.

Sono state avanzate solo promesse da parte dei banchieri centrali, con indicazioni vaghe riguardo ai tempi e all’incertezza dell’outlook economico. La lotta contro l’inflazione persiste nonostante i tassi reali sopra il tasso annuo di inflazione, e la creazione di nuovi posti di lavoro rimane robusta. Questo scenario sorprendente, in contrasto con la teoria economica, è attribuito alla resilienza dell’economia americana e alla rigidità del mercato del lavoro europeo. L’incertezza economica e i segnali contrastanti ritardano il ciclo di tagli dei tassi di interesse, con un’attesa più lunga del solito tra l’ultimo rialzo e il primo taglio. Questo periodo di attesa si è progressivamente allungato nel corso degli anni, con la Fed e la BCE che probabilmente inizieranno a ridurre i tassi solo a partire da giugno 2024, confermando una tendenza di attesa più prolungata.

“Se il lavoro dei banchieri centrali si è fatto più duro, lo stesso si può dire di chi è chiamato a prevedere le loro mosse – spiega l’Ispi , Istituto per gli Studi di Politica Internazionale – “Il mercato lo scorso autunno aveva già scommesso per ben sette volte un taglio dei tassi a breve della Fed. Ci si aspettava che tale ennesima ondata di aspettative potesse essere l’ultima, e invece è diventato l’ottavo errore di fila. Un’impressionante serie, che peraltro ha probabilmente contribuito a posticipare il ciclo di ribassi. Le aspettative di tagli – tentando di anticipare le mosse delle banche centrali – riducono infatti l’efficacia della politica monetaria, inducendo un ribasso dei tassi dei prestiti e gonfiando i valori azionari delle società. Powell e Lagarde si sono spesso trovati a remare contro il mercato che scommetteva contro le loro parole. E hanno dovuto tenere il punto, promettendo probabilmente più durezza di quanta sarebbe stata necessaria per fermare la salita dei prezzi. In gioco c’è la stessa credibilità delle banche centrali. Ora manca solo l’ultimo passo, quello verso la discesa. Ma decidere quando e come intraprenderlo è decisione delicata, almeno quanto quella di alzare i tassi di ormai due anni fa su cui le banche centrali, all’epoca colte di sorpresa, ancora si leccano le ferite”.

Di seguito il grafico dell’Istituto

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