Torino – Lucia Musti nuova “capa” della Procura Generale: “Chiamatemi Procuratore e non Procuratrice”: ed è polemica

15/09/2024

Torino – Lucia Musti nuova capa della Procura Generale: “Chiamatemi Procuratore e non Procuratrice”

Lucia Musti, la nuova procuratrice generale di Torino, durante il suo discorso di insediamento ha sorpreso la platea chiedendo di essere chiamata “procuratore” e non “procuratrice”.

Una richiesta che ha immediatamente riacceso il dibattito sulla declinazione al femminile delle cariche lavorative, una questione che polarizza da anni l’opinione pubblica.

Molti ritengono che utilizzare il femminile, come “procuratrice” o “sindaca”, sia una forma di rispetto e parità, mentre altri, soprattutto nell’area conservatrice, rifiutano tali declinazioni, preferendo mantenere il maschile.

Musti, nel giustificare la sua scelta, ha spiegato che si tratta di una questione personale e che chi, come lei, preferisce essere chiamata “procuratore” potrebbe avere una diversa percezione della femminilità.

Questo episodio ricorda il precedente della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha chiesto di essere chiamata “il presidente” anziché “la presidente”. Anche questa scelta ha suscitato polemiche simili, alimentando il dibattito sull’uso del genere maschile per ruoli storicamente riservati agli uomini. Meloni, pur avendo fatto della sua identità femminile un punto centrale durante la campagna elettorale, una volta raggiunta la carica ha preferito mantenere il titolo al maschile, confermando la percezione che in Italia il potere è ancora fortemente associato al genere maschile.

Il caso di Lucia Musti ha quindi riportato alla ribalta una questione che non riguarda solo il linguaggio, ma anche la rappresentazione delle donne nei ruoli di potere.

In Italia, l’uso del femminile per le professioni e le cariche occupate da donne è spesso visto come una conquista, ma quando anche le donne che ricoprono tali ruoli scelgono il maschile, si sollevano interrogativi su quanto il linguaggio possa influire sulla percezione della parità di genere.

“Per me essere qui è una sfida per migliorare, per le carceri servono scelte lungimiranti come indulto e amnistia”, ha dichiarato Musti, prima della sua richiesta particolare: “Chiamatemi procuratore, non procuratrice”

L’episodio ha suscitato reazioni contrastanti, riflettendo la complessità del dibattito sul genere e il linguaggio. Da un lato, c’è chi vede nella scelta di Musti e Meloni una libera espressione della propria identità, dall’altro, c’è chi teme che tali decisioni possano frenare il progresso verso una piena parità.

 

 

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