Stop ai blitz non motivati della Guardia di Finanza nelle aziende – Stretta sui blitz fiscali: ecco le nuove regole

19/07/2025

Addio ai controlli fiscali a sorpresa e senza una giustificazione precisa. Dopo la condanna inflitta all’Italia lo scorso 6 febbraio dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), il governo corre ai ripari: niente più blitz immotivati della Guardia di Finanza o dell’Agenzia delle Entrate. La stretta arriva attraverso un emendamento al decreto legge fiscale proposto dal deputato Vito De Palma (Forza Italia), ora in discussione alla Camera.

Addio ai controlli fiscali senza motivazioni
Il nodo centrale è la tutela della privacy e della libertà professionale. La Corte di Strasburgo ha evidenziato come le norme italiane non garantissero sufficienti garanzie durante le ispezioni nei luoghi di lavoro, poiché non prevedevano l’obbligo di fornire una motivazione chiara e documentata prima di entrare in un’azienda o in uno studio.

Con il nuovo emendamento, ogni accesso dovrà essere accompagnato da un atto formale che giustifichi l’intervento, specificando le circostanze e i presupposti che lo rendono necessario. Non sarà obbligatorio avvisare l’azienda prima dell’arrivo dei controllori, ma la motivazione dovrà comunque risultare negli atti ufficiali sin dall’inizio.

Le nuove regole rappresentano una svolta importante in materia di trasparenza e diritti delle imprese. In assenza di una motivazione “espressamente e adeguatamente” indicata, il controllo sarà considerato irregolare e potrà essere impugnato davanti al giudice tributario.

La misura avrà valore solo per il futuro: nessun effetto retroattivo, quindi tutte le ispezioni già effettuate, comprese eventuali sanzioni e sequestri, resteranno valide.

«Con questo emendamento – ha dichiarato De Palma – vogliamo garantire più equilibrio tra le esigenze dell’erario e i diritti costituzionali dei cittadini. L’Italia non può più permettersi condotte che mettono a rischio la tutela della vita privata e professionale».

La condanna della Corte europea
La spinta decisiva per la modifica normativa è arrivata dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. I giudici di Strasburgo hanno condannato l’Italia per non aver previsto sufficienti garanzie di tutela contro eventuali abusi delle autorità fiscali. In particolare, la Corte ha rilevato una violazione dell’articolo 8 della Convenzione, che tutela il diritto al rispetto della vita privata e del domicilio.

Le ispezioni senza motivazione preventiva, infatti, lasciavano troppo margine a interventi arbitrari, privi di trasparenza e di adeguato controllo giurisdizionale.

 

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