
Appendino attacca Stellantis: “Manda tutto in fumo: promesse e dignità dei lavoratori. Ma i dividendi per gli azionisti restano miliardari”
In Aula alla Camera, Chiara Appendino ha attaccato duramente Stellantis e l’esecutivo, parlando de “la grande illusione industriale degli ultimi anni”. La deputata del Movimento 5 Stelle ricostruisce una lunga sequenza di dati, rinvii e promesse disattese che, a suo giudizio, dimostrano l’inconsistenza della strategia annunciata dal ministro delle Imprese Adolfo Urso.
Il focus del suo intervento riguarda il drastico calo della produzione automobilistica in Italia. “Il milione di auto all’anno è evaporato”, afferma Appendino, sottolineando come nel 2025 le fabbriche si siano fermate sotto quota 380mila veicoli, “un livello che riporta l’Italia indietro di quasi settant’anni”. Per l’esponente pentastellata non si tratta di una flessione temporanea, ma della conseguenza diretta dell’assenza di una vera politica industriale.
Emblematico, secondo Appendino, è il destino della Gigafactory di Termoli, presentata come fulcro della svolta elettrica e data per imminente, ma oggi di fatto bloccata. “Definanziata dal governo e congelata dall’azienda”, denuncia, mentre in altri Paesi europei i progetti analoghi procedono. A peggiorare il quadro, il tavolo ministeriale annunciato per gennaio “non è nemmeno stato convocato”.
Le criticità, prosegue, riguardano anche altri stabilimenti chiave come Cassino e Pomigliano, dove i nuovi modelli attesi – Stelvio, Giulia e la Pandina – hanno accumulato ritardi pluriennali. “Gli impianti sono quasi fermi, e il ministro resta a guardare”. Situazione simile a Mirafiori, dove la 500 ibrida viene bollata come “una toppa insufficiente” rispetto al ricorso alla cassa integrazione e alle uscite incentivate.
Il quadro tracciato si chiude con una contraddizione netta: mentre produzione e occupazione arretrano e i territori industriali restano sospesi nell’incertezza, “i dividendi per gli azionisti restano miliardari” e “il conto lo paga lo Stato, a colpi di ammortizzatori sociali”.
Appendino conclude con un avvertimento politico: senza una strategia industriale solida e senza un governo capace di dettare condizioni, l’Italia rischia di perdere definitivamente un ruolo centrale nella manifattura automobilistica europea e una parte fondamentale della propria identità produttiva.