
Scontri a Torino – Escono dal carcere due arrestati. Ai domiciliari il 22enne accusato dell’aggressione al poliziotto. Ira Salvini: “Vergogna”
Dopo gli scontri avvenuti a Torino il 31 gennaio al termine della manifestazione contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, il giudice per le indagini preliminari ha disposto la scarcerazione di due dei tre arrestati, accusati di resistenza a pubblico ufficiale, sono stati rimessi in libertà con obbligo di firma.
Resta invece agli arresti domiciliari il ragazzo di 22 anni, ritenuto coinvolto nella violenta aggressione a un agente del reparto mobile di Padova durante i momenti più duri dei disordini. Il giovane è accusato di concorso in lesioni aggravate, violenza a pubblico ufficiale e rapina per il furto di alcune dotazioni del poliziotto ferito. La gip ha ritenuto sussistenti gravi indizi per la misura cautelare, pur escludendo al momento l’accusa di rapina delle attrezzature.
I legali dei due scarcerati hanno accolto con favore la decisione del giudice, ribadendo l’estraneità dei loro assistiti agli episodi di violenza e annunciando possibili ricorsi. Secondo la difesa, il provvedimento rispetta le regole ordinarie della custodia cautelare.
Durissima la reazione politica del leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini, che ha commentato la decisione scrivendo sui social: “Già a piede libero. Vergogna. Votare SÌ al referendum sulla Giustizia è un dovere morale”.
I disordini si sono estesi per oltre due ore in diverse aree di Torino, coinvolgendo non solo corso Regina Margherita, vicino all’ex sede di Askatasuna, ma anche la zona del campus universitario Luigi Einaudi e le strade circostanti. Secondo le ricostruzioni delle forze dell’ordine, agli scontri avrebbero partecipato centinaia di persone con il volto coperto, appartenenti sia al cosiddetto “blocco nero” sia a gruppi non organizzati.
La Digos di Torino continua le indagini, basate soprattutto sull’esame dei video della manifestazione, per individuare altri responsabili. Gli investigatori ritengono che le azioni violente fossero state preparate in anticipo e che alcune modalità ricordino episodi già visti negli scontri legati al movimento No Tav in Val di Susa. Secondo fonti investigative, nessuno degli arrestati risulterebbe direttamente collegato al centro sociale Askatasuna, ma il numero degli indagati potrebbe aumentare.