
A Torino lo smog è sempre alle stelle: sforati i limiti di Pm10. E il Piemonte è maglia nera in Europa per inquinamento. I dati
Ci sono alcuni segnali di miglioramento, ma lo smog continua a rappresentare un’emergenza strutturale, soprattutto a Torino e in Piemonte, che si confermano tra le aree più critiche d’Europa per l’inquinamento atmosferico. A fotografare la situazione è il nuovo rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente, che analizza i dati del 2025 sulla qualità dell’aria nei capoluoghi italiani.
Nel confronto con gli anni precedenti, il 2025 risulta uno dei periodi meno negativi: le città che hanno superato il limite giornaliero di PM10 sono scese a 13, contro le 25 del 2024. Tuttavia, questo miglioramento non basta a invertire davvero la tendenza. Oltre la metà dei capoluoghi italiani non è ancora in linea con i valori obiettivo fissati per il 2030 sulle polveri sottili, e la percentuale sale ulteriormente se si considera il PM2.5. Anche per il biossido di azoto (NO2) più di un terzo delle città resta fuori dai parametri previsti.
Torino, pur avendo ridotto sensibilmente il numero di giorni oltre i limiti rispetto al passato, rimane tra i centri più distanti dagli standard futuri, insieme a Milano e Napoli.
Il quadro piemontese, però, va oltre i grandi centri urbani: criticità diffuse emergono anche in comuni di pianura e in aree collinari o montane, come Borgaro Torinese, Chieri, Domodossola e Mondovì, segno di un problema che non riguarda solo la densità urbana.
Il report evidenzia come le cause siano molteplici e radicate: traffico veicolare intenso, riscaldamento domestico spesso basato su impianti obsoleti o biomasse, scelte urbanistiche ferme da decenni e il peso della filiera agricola e zootecnica. La presenza di sforamenti anche in zone rurali e alpine dimostra che non è solo la Pianura Padana in sé a determinare l’emergenza, ma un insieme di fattori umani e gestionali che continuano a incidere pesantemente sulla qualità dell’aria.