
Torino è la città più cassaintegrata d’Italia: cresce il doppio della media nazionale. I dati allarmanti
Nel 2025 il ricorso agli ammortizzatori sociali in Piemonte è aumentato con un ritmo quasi doppio rispetto alla media italiana, mentre Torino si conferma la provincia con il maggior numero di ore di cassa integrazione nel Paese. Secondo l’analisi del Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della Uil nazionale, in regione sono state domandate 60.821.450 ore di cassa integrazione, a cui si sommano 2.034.382 ore legate ai fondi di solidarietà dell’Inps, destinati a chi non dispone di altri strumenti di sostegno al reddito. Il totale raggiunge così 62.855.832 ore, con un incremento del 19,8% rispetto all’anno precedente. A livello nazionale, invece, le ore autorizzate si attestano a 599.988.016, segnando una crescita del 10,4%.
Il Piemonte occupa il terzo posto in Italia per volume di ore richieste, preceduto soltanto da Lombardia e Veneto. Guardando alle singole province e considerando esclusivamente la cassa integrazione, l’incremento più marcato si registra a Verbania (+106,3%), seguita da Asti (+75,1%), Cuneo (+46,8%), Alessandria (+23%), Vercelli (+20,7%) e Torino (+20,2%). In controtendenza risultano Biella (-15,6%) e Novara (-24,4%).
Con 39.023.122 ore complessive, il capoluogo piemontese mantiene anche nel 2025 il primato nazionale, davanti a Napoli e Brescia.
“Gli ammortizzatori sociali in Piemonte sono cresciuti del 19,8%, contro una media nazionale del 10,4%. Torino detiene di gran lunga il primato di provincia più cassaintegrata d’Italia”.
“I dati relativi alla cassa integrazione, letti unitamente ad altri importanti indicatori economici, confermano le difficoltà attraversate nel 2025 dalla nostra regione. In questo nuovo anno, desta forte preoccupazione il numero di lavoratori che potrebbero rischiare di ingrossare le fila dei disoccupati, a causa di crisi aziendali, per l’esaurimento dei periodi di fruizione degli ammortizzatori sociali, per l’impossibilità di agganciare il traguardo della pensione, reso sempre più difficile dai continui interventi legislativi. In aggiunta, nel corso del 2026, salvo proroghe, si concluderanno i progetti del PNRR, i cui effetti hanno, di fatto, scongiurato che il nostro Paese entrasse in recessione. La prolungata fase di debolezza dell’economia richiederebbe importanti scelte strategiche europee, nazionali e imprenditoriali, in particolare per quanto riguarda gli investimenti, la tecnologia, l’innovazione e la ricerca, utili ad accompagnare la transizione sociale ed occupazionale”.