
“Grazie Cairo, hai regalato finalmente un’emozione ai tifosi del Torino. Adesso c’è l’incubo retrocessione”
Dopo stagioni anonime, concluse spesso a metà classifica e senza veri obiettivi, il Torino si ritrova oggi a fare i conti con uno scenario inatteso: la paura di scivolare in Serie B. Un paradosso amaro per i tifosi granata, che per anni hanno rimproverato al presidente Urbano Cairo la mancanza di ambizione. Abituata a campionati senza slanci né drammi, la squadra ha vissuto in un limbo: troppo solida per rischiare davvero la retrocessione, ma mai abbastanza competitiva per inseguire l’Europa.
Nel tempo il progetto tecnico non ha mai compiuto il salto di qualità. Non solo sul piano degli investimenti, ma soprattutto nelle idee: scelte conservative in panchina, poco coraggio sui giovani, scarsa capacità di scoprire talenti o di sorprendere in coppa. Un’impostazione prudente che ha finito per spegnere entusiasmo e motivazioni in una delle piazze più calorose d’Italia. E quando nel calcio vengono meno stimoli e obiettivi, le prestazioni ne risentono.
Così, tra sconfitte pesanti e un solo successo nel 2026, la classifica si è fatta preoccupante.
“Per inserirsi ai piani alti ci vogliono ambizione e grande capacità di scouting – scrive l’editorialista del fatto Quotidiano Lorenzo Vendemiale: “Qui subentrano le responsabilità di Cairo, perché evidentemente al patron-editore è mancata sia l’una che l’altra. Il suo progetto è sempre stato mediocre, perché non è mai riuscito a fare il salto di qualità, e forse nemmeno ci ha provato. Non si parla solo di investimenti (è legittimo per un imprenditore non voler buttare soldi nel pallone), ma proprio di idee e di sogni. Non c’è stata nemmeno la voglia di proporre un calcio innovativo (tutte le scelte in panchina sono sempre state piuttosto conservative), lanciare giovani o scoprire talenti sul mercato, provare il colpaccio in Coppa Italia. Nulla di nulla. Un approccio prudente, di totale mantenimento dello status quo, che ha finito per anestetizzare una piazza tra le più passionali d’Italia, deprimere tifosi e forse gli stessi giocatori, mortificare tutto l’ambiente. Ed ecco le conseguenze. A furia di scendere in campo senza un reale obiettivo, i granata hanno cominciato a mettere in fila una prestazione più imbarazzante dell’altra, inanellando risultati negativi, perché poi nel calcio le motivazioni sono quasi tutto. Dopo due sconfitte consecutive, una sola vittoria nel 2026 (a inizio gennaio, contro il Verona), la squadra è scivolata sempre più indietro. Tra i tifosi si inizia a parlare apertamente di retrocessione. In realtà, anche per il Torino vale un po’ lo stesso discorso già fatto per la Fiorentina. In questa Serie A dove a dicembre ci sono già due squadre virtualmente in B (quest’anno Pisa e Hellas), bisogna mettersi davvero d’impegno per retrocedere. Per un club che ha in rosa giocatori di un certo calibro, vista l’inadeguatezza delle rivali, è quasi impossibile, alla lunga i valori troppo superiori sono destinati ad emergere…. Forse è l’incognita più grande per una squadra cerebralmente morta, che non è abituata a lottare per un obiettivo, figuriamoci a soffrire. Per una piazza che da anni non prova più nulla e adesso inizia ad aver paura. Questa, almeno, è un’emozione”.