
Effetti guerra – Alle stelle i prezzi dei biglietti aerei: ecco tutti gli aumenti. “E’ un disastro”
La guerra in Medio Oriente sta provocando pesanti conseguenze anche nel settore del trasporto aereo, con un forte aumento dei prezzi dei biglietti. L’impennata del costo del carburante per gli aerei ha infatti costretto molte compagnie a rivedere le proprie tariffe, con rincari medi compresi tra il 10% e il 15%. Alcuni vettori stanno inoltre cancellando voli e rivedendo completamente le previsioni economiche per il 2026. Un dirigente di una grande compagnia europea ha commentato la situazione in modo diretto: “È un disastro”.
Come riporta il Corriere della Sera, il principale problema riguarda il prezzo del carburante per jet, elemento fondamentale nei costi delle compagnie aeree. In condizioni normali rappresenta circa il 30% delle spese operative, ma con gli attuali rincari può arrivare anche al 45-50%. Il prezzo del jet fuel di solito segue quello del petrolio greggio, ma nelle ultime settimane è cresciuto molto più rapidamente. In pochi giorni il costo è passato da circa 85-90 dollari al barile a punte tra 150 e 200 dollari, mentre il petrolio Brent crude oil è salito fino a circa 120 dollari. In Europa alcune compagnie hanno pagato fino a 1.600 dollari a tonnellata, quasi il doppio rispetto agli 830 dollari registrati prima dell’inizio del conflitto.
Molte aziende del settore avevano cercato di proteggersi dall’aumento dei prezzi acquistando in anticipo il carburante tramite contratti di copertura. Tra queste ci sono Virgin Australia, Air New Zealand, Ryanair e Lufthansa, che hanno già bloccato tra il 75% e l’85% del carburante necessario per il primo semestre. Al contrario Scandinavian Airlines non aveva effettuato queste operazioni e per questo è stata tra le prime a introdurre aumenti, parlando di un semplice “aggiustamento temporaneo del prezzo”.
In molti casi gli aumenti riguardano il cosiddetto “supplemento carburante”, una componente della tariffa aerea. Il gruppo Air France-KLM, ad esempio, ha annunciato un incremento di 50 euro sui biglietti Economy di andata e ritorno. In altre aree del mondo le modifiche sono simili: Air New Zealand ha aumentato i supplementi di alcuni dollari sui voli nazionali e fino a 54 dollari sui collegamenti intercontinentali, mentre Cathay Pacific ha addirittura raddoppiato la quota aggiuntiva sui voli a lungo raggio.
Anche altre compagnie hanno applicato rincari: Qantas ha ritoccato le tariffe internazionali di circa il 5%, mentre Thai Airways ha introdotto aumenti tra il 10% e il 15%. Alcune aziende stanno inoltre riducendo il numero di collegamenti per contenere le spese. Ad esempio Air New Zealand ha tagliato il 5% dei voli fino all’inizio di maggio, cancellando circa 1.100 tratte.
Gli aumenti potrebbero essere ancora più marcati su alcune rotte. Secondo diverse analisi, i biglietti di lungo raggio potrebbero registrare rincari molto elevati: compagnie come Hong Kong Airlines potrebbero arrivare a far pagare fino al 55% in più rispetto ai prezzi medi del 2025. Questo scenario preoccupa anche per i conti delle aziende del settore. Secondo l’International Air Transport Association, nel 2025 il margine medio di profitto delle compagnie aeree era solo del 6,6%. Studi di J.P. Morgan indicano che un aumento prolungato del 10% del carburante potrebbe ridurre sensibilmente gli utili, colpendo in modo particolare vettori come Wizz Air.