Torino – Airaudo: “Nella nostra città non c’è futuro con Fiat-Stellantis. Ora servono nuove idee e nuovi produttori, anche cinesi»

20/03/2026

A Torino si riapre il dibattito sul futuro industriale della città, sempre più distante dal gruppo Fiat-Stellantis. L’ex sindaco Sergio Chiamparino lancia un allarme: il suo intervento, durante un incontro al Museo Ettore Fico insieme al segretario piemontese della Cgil Giorgio Airaudo, mette in evidenza una crisi che dura da anni.

Chiamparino ripercorre l’accordo del 2005, definendolo una mossa necessaria per evitare il tracollo occupazionale. All’epoca le istituzioni locali acquistarono parte delle aree di Mirafiori per scongiurare licenziamenti e mantenere attiva la produzione, riuscendo a portare nello stabilimento un nuovo modello Fiat. Tuttavia, quel piano non riuscì a generare un vero rilancio: l’obiettivo di attrarre altri investitori non si concretizzò e il sito rimase sostenuto quasi esclusivamente da interventi pubblici.

Secondo l’ex sindaco, una delle principali responsabilità è anche interna al territorio: «Non c’è mai stato un imprenditore torinese disposto a investire su Mirafiori». A suo giudizio, la classe dirigente locale non è stata in grado di costruire alternative solide, anche a causa di una lunga dipendenza dalla Fiat, che da un lato ha sostenuto l’economia cittadina ma dall’altro ne ha limitato la diversificazione.

Nel frattempo, il progressivo spostamento del baricentro industriale all’estero, iniziato con la gestione Marchionne e rafforzato dopo l’integrazione con Chrysler, ha ulteriormente ridimensionato il ruolo di Torino. Segnali simbolici, come la vendita di storiche realtà legate alla famiglia Agnelli, vengono letti come la conferma di un distacco ormai evidente.

Anche Giorgio Airaudo condivide una visione non troppo ottimistica: «Non c’è più un futuro con Fiat-Stellantis». Oggi la produzione a Mirafiori è ridotta e ben lontana dai livelli del passato, con numeri inferiori rispetto alle capacità teoriche. Il problema, secondo il sindacalista, riguarda sia la competitività dei modelli prodotti sia una debolezza strutturale dell’intero sistema industriale locale, per anni legato quasi esclusivamente alle scelte della casa automobilistica.

Il risultato è un drastico calo dell’occupazione e una perdita di centralità industriale. Per questo, conclude Airaudo, la città deve cambiare strategia e attirare nuovi investitori internazionali: “Torino — conclude Airaudo — deve tornare a correre per portare qui un produttore, magari cinese. Senza industria non c’è futuro».

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