
Torino – Cpr, un centro inefficace: il 90% non fa ritorno a casa. I numeri allarmanti
Situazione critica al Cpr di Torino, in corso Brunelleschi, dove emergono dati e condizioni che mettono in dubbio l’efficacia dell’intero sistema. Durante un sopralluogo effettuato dagli esponenti del Partito Democratico, Nadia Conticelli e Laura Pompeo, è stato evidenziato come la struttura non riesca a raggiungere il suo obiettivo principale: il rimpatrio dei migranti irregolari.
I numeri parlano chiaro: circa il 90% delle persone trattenute viene rilasciato senza essere rimpatriato, mentre solo una parte del restante 10% riesce effettivamente a tornare nel proprio Paese. Un dato che, secondo i rappresentanti politici, dimostra l’inefficienza del centro. Anche i pochi rimpatri programmati spesso non si concretizzano, come dimostrato da un caso recente in cui un cittadino egiziano, inizialmente trasferito fuori dalla struttura, è stato poi riportato all’interno.
Oltre ai risultati scarsi, preoccupano le condizioni di vita e la sicurezza. Il centro viene descritto come un ambiente altamente problematico, con un aumento significativo di episodi di autolesionismo, tentativi di suicidio e incendi: dall’inizio dell’anno se ne contano già numerosi, spesso causati da materassi e coperte dati alle fiamme. Alcune aree risultano infatti inagibili.
Colpisce anche il rapporto tra personale e trattenuti: gli operatori sono più numerosi degli ospiti, ma questo non sembra migliorare la gestione complessiva. Nel centro, che ospita persone tra i 19 e i 57 anni, si segnalano carenze nei beni essenziali e situazioni di forte disagio, con misure di prevenzione adottate per limitare comportamenti estremi.
Le critiche sollevate parlano di un sistema ritenuto inefficace e disumano, incapace di garantire sia il rispetto dei diritti sia il raggiungimento degli obiettivi per cui è stato creato.