
A Torino anche i cantieri stradali sono a rischio stop per la guerra in Medio Oriente: ” Riasfaltature a rischio”, i tempi si allungano ancora
La situazione internazionale legata alla guerra in Medio Oriente potrebbe avere conseguenze concrete anche sulla viabilità urbana di Torino.
Il problema nasce dalla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, dopo le azioni militari di Stati Uniti e Israele. Questo stop al traffico delle petroliere sta interrompendo l’arrivo di petrolio in Europa e in Italia, creando difficoltà per tutte le aziende che dipendono dai suoi derivati, in particolare quelle che utilizzano bitume, materiale essenziale per asfaltare le strade.
Proprio la carenza di bitume rischia di mettere in crisi numerosi cantieri: senza questa materia prima diventa impossibile effettuare interventi di manutenzione come la chiusura delle buche o la posa di nuovo asfalto. Il tema è stato discusso anche durante un recente incontro dell’Anci, dove si è parlato non solo della scarsità di materiali, ma anche dell’aumento dei costi energetici che sta colpendo il settore edilizio.
“Abbiamo incaricato – ha spiegato il sindaco Stefano Lo Russo, a margine di una commissione dedicata al rendiconto 2025 – il presidente Gaetano Manfredi di porre la questione al Governo, cioè capire come evitare che il blocco dei rifornimenti si scarichi poi sui lavori pubblici dei Comuni”.
Se la situazione nello Stretto di Hormuz dovesse normalizzarsi, la distribuzione di petrolio e derivati potrebbe riprendere, anche se con qualche ritardo. In caso contrario, la mancanza di materiali potrebbe fermare i lavori stradali non solo a Torino ma in tutta Italia. Alcuni cantieri, però, non sono coinvolti: ad esempio quello per la pedonalizzazione di via Roma, “fatta con materiali lapidei, dove abbiamo già tutta la fornitura”.
“È chiaro – ha aggiunto il primo cittadino – che per i cantieri stradali puri diventa un problema, perché se non ho il bitume non posso riasfaltare le strade”.
Le difficoltà potrebbero estendersi anche ad altri settori legati al petrolio, come quello delle plastiche, mentre il comparto del cemento al momento non risulta interessato da questa crisi.