
“Salviamo il sistema moda italiano” – Presentato al Governo il piano di intervento: “Ora serve coraggio”
“Salviamo il sistema moda italiano” è l’appello lanciato durante un incontro istituzionale dedicato alle conseguenze delle crisi globali sul Made in Italy e alle possibili strategie di rilancio. Nel corso dell’evento, alla presenza del Ministro Adolfo Urso e con l’introduzione dell’onorevole Fabio Pietrella, Confindustria Moda e Confindustria Accessori Moda hanno presentato alla Camera dei Deputati un piano strategico per sostenere l’intero comparto.
Il progetto nasce dalla consapevolezza che la moda italiana si fonda su una rete diffusa di piccole e medie imprese e distretti produttivi, capaci di unire tradizione e innovazione. Secondo Giovanna Ceolini, tutelare questa filiera significa salvaguardare competenze, occupazione e identità culturale, evitando la perdita di un patrimonio difficilmente replicabile. Senza interventi mirati, infatti, il rischio è quello di un progressivo indebolimento del settore.
Uno studio della LIUC Business School evidenzia due possibili scenari tra il 2026 e il 2030: in assenza di misure, si prevede un calo significativo di fatturato, occupazione e numero di imprese; al contrario, con investimenti adeguati, il comparto potrebbe crescere in modo consistente, generando nuovi posti di lavoro e maggiori entrate fiscali.
Il piano industriale si articola in sei direttrici principali: incentivare innovazione e investimenti, rafforzare il welfare aziendale, sostenere l’internazionalizzazione, accelerare la transizione digitale ed ecologica, facilitare l’accesso al credito e potenziare formazione e istruzione, oltre a ridurre i costi energetici. L’obiettivo è rendere il sistema più competitivo e resiliente a livello globale.
“Il Piano Strategico Industriale Moda è una necessità assoluta non è un esercizio teorico”, ha sottolineato Luca Sburlati, evidenziando come l’assenza di politiche industriali mirate porterebbe a una perdita di capacità produttiva e occupazionale. Al contrario, interventi concreti permetterebbero di sostenere la crescita nel medio-lungo periodo e preservare uno dei simboli più forti del Made in Italy.
Anche il Ministro Urso ha ribadito la coerenza del piano con le strategie nazionali già avviate, sottolineando l’importanza di rafforzare le filiere e favorire la crescita dimensionale delle imprese per affrontare le sfide globali e cogliere nuove opportunità sui mercati internazionali.
Infine, l’analisi “WHY Italia” di Deloitte individua tre leve fondamentali per il futuro del settore: valorizzazione dei distretti, aumento degli investimenti e maggiore collaborazione tra imprese. Un percorso che richiede unità e determinazione. Il presidente di Confindustria Moda Luca Sburlati ha commentato, a margine del’evento: “Dobbiamo avere un piano strategico per l’industria della Moda : come detto ieri alla Camera dei Deputati ora rendiamolo possibile. Serve coraggio per un lavoro di sistema. Imprese (Brand e Filiera), Politica, Istituzioni (CDP, SACE, SIMEST, ICE), Banche e l’intero comparto del “Made in Italy” siano compatti e veloci. La traccia l’abbiamo ed è “open source” certamente puo’ essere migliorata, usiamola insieme”.