
Torino – Maxi impianto Data center nell’area Pininfarina: 4 miliardi di investimenti e 400 posti di lavoro. C’è chi dice No: Grugliasco si spacca sul nuovo progetto. Il caso
L’ex stabilimento Pininfarina di Grugliasco potrebbe cambiare completamente volto, trasformandosi in un grande data center dedicato alle tecnologie legate all’intelligenza artificiale. Il progetto prevede un investimento di circa 4 miliardi di euro e la creazione di circa 400 posti di lavoro, ma ha acceso un acceso dibattito politico e cittadino tra chi vede un’opportunità di rilancio economico e chi teme le conseguenze ambientali.
L’area, estesa su circa 58 mila metri quadrati e acquistata nel 2019 dopo il fallimento di De Tomaso, è oggi in vendita a causa della crisi che continua a colpire il comparto automobilistico. La proposta di riconversione sarà al centro del voto del Consiglio comunale di Grugliasco, chiamato a decidere sul futuro del sito.
Secondo il promotore dell’operazione, il progetto rappresenta un’occasione irripetibile per il territorio. L’imprenditore sostiene che l’industria dell’auto non sia più in grado di garantire sviluppo e occupazione e avverte che eventuali ulteriori rinvii potrebbero spingere gli investitori a scegliere un’altra destinazione per l’intervento.
Il sindaco Emanuele Gaito invita però alla prudenza, precisando che non esiste una contrarietà di principio verso il data center. L’amministrazione ritiene infatti necessario approfondire alcuni aspetti tecnici, vista la portata dell’investimento, prima di assumere una decisione definitiva.
“I dati center come è noto sono i cervelloni dell’Ai, che custodiscono ed elaborano i dati dell’intelligenza artificiale – spiega il Corriere della Sera -” Ma consumano molta energia (senza portare molta occupazione) in un momento in cui il territorio fa fatica a tenere accesi i climatizzatori e la corrente di tutta la città. Tanto che cominciano a spuntare regolamenti più stringenti sul tema: Elena Piastra, sindaca di Settimo, pur ospitando il data center di Tim e Google, lo ha fatto lo scorso anno con una misura ad hoc. L’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati si è detto pronto a varare una legge sul modello Lombardia spiegando che su 70 richieste in bilico ne verranno approvate al massimo 20. La fabbrica di Grugliasco disporrà di circa 400 megawattora, quanto consuma la città di Alessandria. Ma qui Massimini precisa: «Saremo connessi alla sotto-centrale di Piossasco. Non toccheremo l’energia di Grugliasco. Quanto all’acqua: si tratta di un impianto a raffreddamento e circuito chiuso. L’unica cosa che chiediamo e la possibilità di costruire un piano in più fino a 22 metri. Per il resto portiamo solo investimenti e posti di lavoro e denaro fresco nelle casse pubbliche». Il sindaco Gaito resta convinto che l’operazione si farà, nonostante i pareri diversi di qualche consigliere, «ma non c’è nessuna spaccatura nel Pd», Top secret il nome dell’operatore, ma i player, sia nazionali che esteri, sono talmente pochi che è facile intuire chi può essere interessato. Resta il tema della difficoltà di conciliare ambiente e investimenti, a volte a torto altre a ragione, che comincia a moltiplicarsi sulla mappa del Piemonte. Dall’acciaieria di San Didero, un investimento da 50 milioni e 150 posti di lavoro in bilico per la contrarietà degli amministratori; ai dubbi dei sindaci Pd sui collegamenti nazionali alla galleria della Tav. Ora inizia la partita dei data center. E il braccio di ferro tra ambiente e industria”.