
La popolazione europea sarà sempre più vecchia e con 50 milioni di abitanti in meno nel 2100 – I dati
L’Europa si avvia verso un futuro caratterizzato da una popolazione sempre più anziana e da un progressivo calo del numero di abitanti. È quanto emerge dal terzo Rapporto sulla trasformazione demografica pubblicato dalla Commissione europea, che delinea un quadro di profondo cambiamento destinato a incidere su economia, lavoro e servizi sociali nei prossimi decenni.
Secondo le stime, la popolazione dell’Unione europea raggiungerà il suo massimo nel 2029 con circa 453 milioni di residenti. Da quel momento inizierà una lenta ma costante diminuzione: dagli oltre 450 milioni attuali si passerà a circa 445 milioni nel 2050, fino ad arrivare a meno di 400 milioni entro il 2100, tornando su livelli simili a quelli degli anni Settanta.
Parallelamente aumenterà l’età media della popolazione. Entro la fine del secolo quasi un cittadino europeo su tre avrà almeno 65 anni, mentre crescerà anche la speranza di vita, che potrebbe superare i 90 anni per le donne e gli 86 per gli uomini grazie ai progressi della medicina, al miglioramento delle condizioni di vita e alla maggiore attenzione alla salute.
Il rapporto evidenzia che l’immigrazione continuerà a rappresentare un fattore importante per sostenere la popolazione, ma non sarà sufficiente a compensare il calo delle nascite e il conseguente invecchiamento della società. Anche i figli dei migranti, infatti, tendono nel tempo ad adottare gli stessi comportamenti demografici dei Paesi in cui vivono.
Tra le principali conseguenze previste figurano la riduzione della popolazione in età lavorativa, una crescente richiesta di personale nei servizi sanitari e assistenziali e un aumento delle persone non autosufficienti. Per affrontare queste sfide, la Commissione europea ritiene necessario investire nella formazione, favorire una maggiore partecipazione al mercato del lavoro, migliorare la produttività e attrarre lavoratori qualificati.
L’invecchiamento della popolazione, oltre a rappresentare una sfida, potrebbe però favorire lo sviluppo di nuove tecnologie e servizi dedicati agli anziani, aprendo opportunità economiche legate alla cosiddetta “economia della longevità”.