
Allarme Italia – L’inflazione può volare al 3% per la guerra e gli aumenti di gas e petrolio: le previsioni
Il confitto tra Stati Uniti, Israele e Iran stanno incidendo in modo significativo sui mercati energetici, con effetti diretti anche sull’economia italiana. Dall’inizio dell’anno il prezzo del petrolio ha registrato un forte aumento, vicino al +70%, mentre il gas in Europa continua a mostrare forti oscillazioni, anche per i timori legati a possibili interruzioni nei punti strategici come lo Stretto di Hormuz.
Questi rincari si riflettono sull’economia reale attraverso l’aumento dei costi di produzione per imprese e servizi. Tuttavia, l’impatto non è uguale per tutti i Paesi: l’Italia risulta particolarmente vulnerabile a causa della sua elevata dipendenza dalle importazioni energetiche, soprattutto di gas.
A differenza di Stati con maggiori risorse interne o sistemi energetici più diversificati, l’economia italiana risente più rapidamente delle variazioni dei prezzi internazionali. Una quota rilevante del gas proviene infatti da fornitori esteri, tra cui il Qatar, fattore che amplifica l’esposizione alle tensioni geopolitiche.
Le previsioni indicano che questi aumenti potrebbero tradursi in un incremento significativo dell’inflazione. Secondo diverse stime, l’effetto potrebbe aggiungere oltre un punto percentuale entro la fine del 2026, portando il tasso complessivo oltre il 3%. Si tratterebbe di uno degli impatti più marcati tra le economie avanzate.
L’aumento dei prezzi dell’energia comporta inoltre uno spostamento di risorse dai Paesi importatori a quelli esportatori, riducendo il potere d’acquisto interno e frenando i consumi. Un fenomeno che rischia di indebolire ulteriormente la crescita economica.