Allarme per l’influenza aviaria, letale per i gatti: “Oltre la metà non sopravvive al contagio”: come difendersi

24/06/2024

E’ il virus H5N1, conosciuto come influenza aviaria, a destare preoccupazione tra gli scienziati per il suo alto tasso di mortalità nei gatti.

Uno studio dell’Università del Maryland, condotto da Kristen K. Coleman e Ian G. Bemis, rivela che i felini contagiati hanno solo il 67% di probabilità di sopravvivenza. L’aumento dei casi è stato osservato nei gatti domestici dal 2023, mentre non si riscontra nei felini selvatici o degli zoo.

Il contagio avviene principalmente attraverso l’attività predatoria dei gatti, che cacciano topi e uccelli portatori del virus.

Gli scienziati consigliano di tenere i gatti in casa per evitare contatti con uccelli infetti. Già nel 2023 uno studio polacco aveva avvertito del rischio per i gatti, che spesso rimangono ciechi dopo aver contratto il virus. Si sospetta che l’alimentazione, compresa quella domestica, possa essere una fonte di infezione.

Le raccomandazioni per prevenire il contagio sono: evitare di dare ai gatti carne cruda o latte non pastorizzato e limitare il tempo all’aperto senza supervisione. Lo studio evidenzia che alcuni gatti nutriti con latte crudo infetto sono morti di influenza aviaria. Sebbene non siano stati segnalati casi di trasmissione dai gatti all’uomo, esiste un rischio se l’esposizione è prolungata e non protetta.

Il virus continua a evolversi e a colpire varie specie di mammiferi, inclusi gatti, volpi, mustelidi, orsi, pinnipedi e recentemente anche bovini negli Stati Uniti.

“Fondamentale controllare i sintomi respiratori e neurologici – spiega la redazione di Rainews24 – ” I gatti contagiati dal latte vaccino mostravano secrezione di liquido da occhi e naso, comportamento apatico, perdita di coordinazione e cecità. “Gli animali malati possono essere in grado di trasmettere il virus dell’influenza alle persone attraverso la saliva, gli escrementi e altri fluidi corporei. Le infezioni umane possono verificarsi quando il virus viene inalato o penetra negli occhi, nel naso o nella bocca di una persona. Ciò può accadere quando il virus è nell’aria (in goccioline o polvere) e una persona lo inala, o quando una persona tocca qualcosa che contiene il virus e poi si tocca la bocca, gli occhi o il naso”, hanno spiegato dai Centers Desease for Control and Prevention. Secondo un’affermazione del dottor Robert Redfield, virologo ed ex direttore dei CDC, Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, servirebbero cinque mutazioni negli amminoacidi del patogeno per renderlo facilmente trasmissibile nell’uomo e dunque pandemico. Il patogeno, infatti, continua a evolversi e a colpire un numero sempre maggiore di specie di mammiferi: oltre ai gatti, anche gatti, volpi, mustelidi, orsi, pinnipedi e, più recentemente, anche bovini, con numerosi casi in decine di allevamenti degli Stati Uniti”.

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