22/06/2024

Appendino, lettera aperta dopo la condanna “I sindaci non possono essere capri espiatori . Non paragonatemi a Toti e Santanché”

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Appendino, lettera aperta dopo la condanna “Sindaci non possono essere capri espiatori . Non paragonatemi a Toti e Santanché”

Chiara Appendino, deputata del M5S ed ex sindaca di Torino, ha scritto una lettera a “Il Dubbio” in risposta alla sentenza della Cassazione sulla tragedia di Piazza San Carlo del 2017, esprimendo gratitudine per il sostegno ricevuto. Appendino critica il disequilibrio tra le responsabilità penali e i poteri effettivi dei sindaci, evidenziando il rischio che questa situazione possa scoraggiare la partecipazione politica e causare paralisi amministrativa. Propone una revisione del Testo Unico degli Enti Locali per chiarire le responsabilità penali dei sindaci.

Ecco la lettera di Chiara Appendino:

Gentile Direttore,

ho letto con attenzione l’articolo di Tiziana Maiolo sulla sentenza della Cassazione riguardo la tragedia di Piazza San Carlo e vorrei condividere alcune riflessioni in merito. Innanzitutto ringrazio il giornale per lo spazio di risposta e per la solidarietà espressa e con voi ringrazio le tantissime persone che mi hanno fatto sentire la loro vicinanza in questi giorni difficili.

Al netto dei risvolti umani, vorrei soffermarmi sulle responsabilità dei Sindaci. Non parlo di quelle politiche, di cui i Sindaci devono giustamente rispondere di fronte agli elettori, ma di quelle penali. Sono migliaia i Sindaci di tutti gli schieramenti politici che, anche tramite Anci e il suo Presidente Decaro, hanno denunciato a più riprese il disequilibrio fra le leve che realmente possiedono e le responsabilità che la magistratura attribuisce loro, arrivando a creare un reato ‘di ruolo’ che li chiama in causa personalmente anche per questioni di ordine pubblico e sicurezza.

Andando oltre il mio caso personale, è facile prevedere che continuando a sacrificare i Sindaci come capri espiatori si otterranno risultati deleteri. Sarà ancora più difficile trovare persone valide disposte a mettersi a disposizione della propria comunità, ma soprattutto si arriverà alla paralisi amministrativa come conseguenza del timore sempre più crescente di mettere (o non mettere) la firma su qualunque atto.

Non penso solo agli eventi pubblici, ma anche, ad esempio, alle calamità naturali e alla loro presunta prevedibilità ed evitabilità: una valanga, una piena, un sisma o un’alluvione, come nel caso dell’ex sindaco Nogarin che è stato l’unico condannato – in primo grado – nel processo di Livorno. Penso a un banale incidente come quello dell’asilo di Crema per cui la Sindaca è stata indagata e fortunatamente archiviata. Penso a temi enormemente complessi come l’inquinamento della Pianura Padana, per il quale i pm torinesi stanno puntando il dito contro gli amministratori locali.

Ecco perché ritengo che la prima riforma che andrebbe fatta per tutelare i Sindaci non sia l’eliminazione dell’abuso d’ufficio – che è già stato recentemente riformato dal Presidente Conte – richiamata nel vostro articolo, bensì una seria revisione del Testo Unico degli Enti Locali che definisca in modo chiaro le responsabilità penali dei primi cittadini ed elimini pericolose zone grigie.

Perché lo dico dopo la sentenza? Perché da donna che crede nella giustizia e nelle istituzioni ho voluto difendermi nel processo e non dal processo e non sarei mai entrata nel merito prima della sua conclusione. Ciò che ho subito io in quanto Sindaca, però, non deve ripetersi e per questo penso sia necessario avviare una sana riflessione tra tutte le forze politiche e il governo.

Non voglio, tuttavia, sfuggire al tema che avete posto a me e alla mia forza politica. Ci tengo a chiarire da subito che noi siamo garantisti. Questo principio nobile, tuttavia, non può essere utilizzato per paragonare casi completamente diversi tra loro e tentare di normalizzare ciò che normale non è.

Il caso Toti da voi menzionato ne è l’esempio: la politica fatta sugli yacht, i telefoni lasciati fuori per evitare intercettazioni e la commistione tra politica e affari non hanno niente a che fare con i rischi che i Sindaci corrono per il solo fatto di essere tali. Sono comportamenti fortemente inopportuni sintomo di un sistema politico malato a prescindere dall’iter giudiziario.

Non spetta né a noi politici né a voi giornalisti fare processi ed emettere premature sentenze. Ci sono però, per l’appunto, situazioni che fanno emergere un tema non giudiziario ma di opportunità politica, e rivendico il diritto di un movimento politico ad esprimere valutazioni in merito.

Potrei citare molti altri casi. Una ministra come Santanchè per noi deve dimettersi prima delle questioni giudiziarie perché, dato il palese conflitto di interessi, non sappiamo se in Consiglio dei ministri sceglie per i cittadini o per i suoi interessi economici. Un ministro come Lollobrigida che ferma i treni a suo piacimento deve dimettersi per i suoi comportamenti arroganti a sfregio dei cittadini e questo non ha nulla a che vedere con questioni giudiziarie.

Vede Direttore, ci sono casi in cui l’opportunità politica arriva prima ed è preminente rispetto al risvolto giudiziario, che in alcuni casi nemmeno c’è. In un momento in cui l’astensionismo cresce e la questione morale irrompe quotidianamente con casi di mala politica, tutti i partiti dovrebbero alzare l’asticella come fa il Movimento 5 Stelle a tutela appunto delle istituzioni e della politica nel suo senso più alto. Ne sono profondamente convinta.

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