Chi è Carmelo Miano, l’hacker imprendibile che ha violato i server del Ministero di Giustizia (dal salotto di casa)

07/10/2024

Chi è Carmelo Miano, l’hacker imprendibile che ha violato i server del Ministero di Giustizia dal salotto di casa sua.

Carmelo Miano, il giovane siciliano di 24 anni originario di Sciacca ma residente a Gela e domiciliato a Roma, è stato arrestato con l’accusa di accesso abusivo aggravato a sistemi informatici e diffusione di malware.

Il suo obiettivo principale erano i server di importanti istituzioni come il Ministero della Giustizia e il Ministero dell’Interno, oltre a grandi aziende. Sebbene ufficialmente impiegato in una società non coinvolta nell’indagine, Miano, descritto come una persona discreta e riservata, è ora considerato un esperto informatico e hacker capace di superare le barriere della cybersicurezza.

L’arresto è avvenuto a seguito di un’indagine della procura di Napoli, che ha portato Miano in carcere a Regina Coeli.

Durante l’interrogatorio, il giovane ha ammesso di aver violato i sistemi informatici di diverse istituzioni e le e-mail di magistrati a Napoli, Roma e Brescia. Si è dichiarato disposto a collaborare con le autorità e ha confermato di aver messo a rischio la sicurezza informatica del Ministero della Giustizia per un lungo periodo. Ma ha anche affermato di non aver causato alcun danno reale ai sistemi violati, che ha descritto come poco sicuri e vulnerabili.

Il legale di Miano, l’avvocato Gioacchino Genchi, ha chiesto il trasferimento del caso a Perugia per competenza, poiché tra le violazioni ci sono anche quelle delle email di pubblici ministeri di Brescia, Gela, Roma e Napoli.

Inoltre, il difensore ha richiesto un’attenuazione della misura cautelare, suggerendo gli arresti domiciliari al posto della detenzione in carcere, poiché il giovane hacker non avrebbe compromesso i sistemi informatici in modo distruttivo.

Chi è Carmelo Miano

Carmelo Miano, laureato in ingegneria informatica, lavorava come esperto di cyber security per una società di consulenza. La sua vita appariva quella di un ragazzo normale, sebbene un po’ riservato. Viveva in un appartamento nel quartiere Garbatella a Roma, che, dopo il suo arresto, è stato definito “covo” dai giornali.

Dietro questa facciata, Miano conduceva un’esistenza segreta, interamente gestita dal suo computer. Aveva accumulato un portafoglio di criptovalute per un valore di sette milioni di euro e un archivio di documenti riservati, ottenuti attraverso accessi illegali ai sistemi informatici di tribunali italiani.

Le indagini che hanno portato al suo arresto, confermato dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) di Roma, rivelano un quadro complesso. Attualmente detenuto in isolamento nel carcere di Regina Coeli, Miano potrebbe affrontare una lunga detenzione, fino a 30 anni, se tutte le accuse venissero confermate. Le carte degli inquirenti ricostruiscono la sua attività di hacker, descrivendolo come uno dei più abili in Italia. Miano è riuscito a infiltrarsi nei sistemi della Guardia di Finanza, della TIM, di Telespazio e persino in quelli dei tribunali che stavano indagando su di lui, con l’obiettivo di monitorare lo stato delle indagini, inclusa quella riguardante il traffico di criptovalute.

La sua cattura è avvenuta grazie a un’operazione meticolosa, che ha coinvolto l’uso di microcamere e un attento monitoraggio delle sue attività online, che hanno permesso alle autorità di seguirne le tracce fino al suo arresto.

 

 

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