Contraffazione on-line, dati allarmanti – Un’inserzione su 4 nel settore due ruote è un ‘fake’: danni per oltre 2 miliardi di euro

29/11/2021

Uno studio presentato da ANCMA e INDICAM quantifica in 2,2 miliardi di euro il danno economico potenziale arrecato in due mesi a undici aziende del settore due ruote.

Presentato oggi in occasione della 78° edizione di EICMA (Esposizione Internazionale delle Due Ruote) uno studio sulla contraffazione online promosso da Confindustria ANCMA e INDICAM: l’indagine, realizzata da FUB (Fondazione Ugo Bordoni) e DCP (Digital Content Protection), su un campione di undici aziende del settore due ruote (motocicli, biciclette e componentistica), ha monitorato la presenza di contenuti illeciti per contraffazione di marchio e design, su quindici marketplace elettronici B2B, B2C e C2C e su tre primari motori di ricerca.

Obiettivo dell’indagine – la prima mai realizzata in Italia con questa metodologia e senza precedenti nel settore delle due ruote – la mappatura del fenomeno della contraffazione online a livello globale, attraverso un’analisi delle aree geografiche di provenienza dei contenuti illeciti, della tipologia di violazione, delle dinamiche messe in atto dai contraffattori e della persistenza temporale del fenomeno.

Particolarmente grave l’incidenza di contenuti illeciti rilevati all’interno del web: il 4,3% delle 140 mila pagine analizzate attraverso i motori di ricerca ha mostrato evidenti violazioni della proprietà intellettuale; sconcertante la situazione all’interno delle piattaforme dell’e-commerce, dove addirittura un’inserzione su quattro (25,3%) è risultata illecita, ma con punte che arrivano al 32% sull’indonesiana Tokopedia e, addirittura, al 56% sulla taiwanese Shopee. Numeri che destano preoccupazione, soprattutto sul livello di tutela nel commercio online. Le più recenti stime OCSE-EUIPO sui sequestri di merci contraffatte importate nell’UE mostrano che oltre il 50% dei fermi sono legati a transazioni online e che il trend del commercio online è destinato a crescere: entro il 2025, si prevede che il valore delle vendite online salirà a 7,2 trilioni di dollari, il che rappresenterebbe circa il 24,5% delle vendite totali al dettaglio, rispetto al 17,8% del 2020.

L’analisi per area geografica evidenzia che il maggior volume di aste illecite previene dall’Indonesia (più di 30 mila inserzioni rilevate), seguita dall’Italia (> 20.000), da Taiwan (15.000) e dalla Cina (>10 mila), mentre, tra i mercati “emergenti” si afferma il Brasile, con oltre 5.000 inserzioni.

Ma, se si guarda al valore economico della merce contraffatta, la Cina recupera la prima posizione, con 750 milioni di euro di prodotti in violazione della proprietà intellettuale, al pari con Taiwan (700 milioni), seguiti dal Brasile (500 milioni), mentre l’Indonesia, che primeggiava per quantità di merce contraffatta, si colloca “solo” al quarto posto con un valore di 300 milioni di Euro. Questo dato evidenzia una maggiore capacità industriale da parte di alcuni Paesi, che si rivelano capaci di soddisfare eventuali richieste massive da parte di specifici mercati. Nel complesso, si può stimare che il valore economico dei prodotti illeciti veicolati dai marketplace elettronici nei due mesi di monitoraggio ammonta a 2,2 miliardi di Euro.

Lo studio ha anche mostrato l’evanescenza dei siti che veicolano merce in violazione dei titoli di proprietà intellettuale: il 90% dei domini analizzati ha meno di sei mesi di vita e, a distanza di soli due mesi dal monitoraggio, il 60% dei siti web è stato rimosso o ne è stato temporaneamente disabilitato l’accesso. Di conseguenza, la grande volatilità di queste vetrine rende particolarmente ostica l’attività di enformcement da parte delle Forze dell’Ordine.

Nel corso degli ultimi anni è cresciuta la capacità da parte dei contraffattori di ingannare il consumatore: molto diffusa, ad esempio, è la pratica di hackerare siti regolari inserendo annunci civetta che rimandano in modo automatico a siti compromessi. Spesso, inoltre, gli annunci pubblicati su siti illeciti sono tra loro molto simili o addirittura identici, elemento che porta alla luce un approccio “industriale” alla creazione di siti web compromessi.

Un dato incoraggiante emerge dall’analisi dell’efficacia degli strumenti di brand protection, che consentono di monitorare, rilevare e rimuovere i contenuti illeciti presenti sulla rete: le aziende che li utilizzano riducono sensibilmente, fino ad azzerare, la presenza di prodotti contraffatti su portali e siti internet. Per questa ragione ANCMA e INDICAM chiedono al Governo e al Parlamento, in occasione delle Legge di Bilancio, di approvare una norma che riconosca un credito d’imposta a favore di aziende che vogliano acquisire servizi professionali di monitoraggio e protezione dei propri brand sul web.

Una misura che si pone a sostegno sia delle PMI che delle grandi aziende che si affacciano sui mercati globali, una misura che incentiva gli investimenti in proprietà intellettuale, una misura che garantisce un’effettiva tutela e prevenzione del Made in Italy.

“L’industria delle due ruote – dichiara Paolo Magri, Presidente di Confindustria ANCMA – investe ogni anno milioni di euro per offrire al mercato prodotti di qualità, conformi alle norme europee e internazionali sulla sicurezza dell’utilizzatore finale, tema – quest’ultimo – che riveste un’importanza primaria per il nostro settore. Non è ammissibile che il web sia sommerso da offerte di qualità scadente, proposte da operatori scorretti che si appropriano indebitamente dei marchi delle nostre aziende. Siamo convinti che lo studio che presentiamo oggi insieme a INDICAM, servirà a sollevare l’attenzione nei confronti di un problema, che investe il sistema del made in Italy nel mondo e destinato ad amplificarsi nei prossimi anni. La prossima legge di bilancio potrebbe offrire l’opportunità di introdurre un’agevolazione fiscale per l’acquisto di servizi specialistici di brand protection a favore delle imprese: chiediamo al Governo di ascoltare il nostro appello per accrescere le capacità difensive delle aziende”.

“INDICAM e ANCMA hanno condiviso un percorso comune con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza nel settore produttivo delle due ruote e tra i decisori pubblici dell’importanza di una tutela strategica e strutturata della proprietà intellettuale – afferma Mario Peserico, Presidente di INDICAM –. La proprietà intellettuale è il motore trainante del business delle aziende italiane e dell’economia del sistema Paese che si pone in linea sia con il PNRR sia con le Linee di intervento strategiche sulla proprietà industriale del MISE. Troppo spesso la tutela della proprietà intellettuale viene identificata come un costo sul quale non conviene investire, con il conseguente rischio di esporre l’inestimabile capitale di idee, know-how, estro e creatività che contraddistinguono le nostre imprese, alle attività criminali dei contraffattori.” Non è da dimenticare che il giro d’affari della contraffazione in Italia è di poco meno di 12 miliardi e mezzo di euro, con un danno alle imprese di 935 milioni e all’erario di oltre 10 miliardi. “INDICAM – conclude Peserico – ha da sempre sostenuto l’opportunità di introdurre incentivi per la protezione dell’IP in Italia perché è anche da questo che parte una concreta azione di salvaguardia della distintività e competitività italiane nel mondo”.

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