Corona – Signorini: Fabrizio va in Tribunale e attacca: “Li rovino e farò altri nomi”. Cosa ha detto

23/01/2026

Fabrizio Corona va in Tribunale e attacca: “Li rovino e farò altri nomi”. Cosa ha detto.

Fabrizio Corona si è presentato il 22 gennaio al Palazzo di Giustizia di Milano per l’udienza sul ricorso dei legali di Alfonso Signorini, che chiedono di bloccare la prossima puntata del format “Falsissimo” e rimuovere i contenuti già pubblicati. Corona si è detto sereno e provocatorio, ribadendo di non temere i processi per diffamazione e di agire nel nome della libertà di stampa, sostenendo di avere prove a supporto delle sue affermazioni. Il suo avvocato Ivano Chiesa ha definito il ricorso privo di fondamento giuridico. Di segno opposto la posizione dei legali di Signorini, che accusano Corona di diffamare senza verifiche e di muoversi “come l’Inquisizione”.

Io li rovino e farò altri nomi. Il giudice mi ha invitato a uscire dall’aula e ho sorriso”: Fabrizio Corona al Palazzo di giustizia di Milano. Gli avvocati di Signorini: “Diffama e si muove come l’Inquisizione”
La sfida di Fabrizio Corona ad Alfonso Signorini si sposta anche in tribunale: “Non ho paura, tutti i processi di diffamazione li vinco”

“Io li rovino e farò altri nomi. Il giudice mi ha invitato a uscire dall’aula e ho sorriso” ha dichiarato Fabrizio Corona al Palazzo di giustizia di Milano. 

“Io ho imparato a comportarmi. – ha aggiunto – Il sorrisetto l’ho fatto perché l’avvocato Aiello, lo vedo che difende ‘Tir’ – truffa imbrogli e raggiri – e Venditti. Quando lo vedo in televisione mi fa ridere, vedrò dal vivo, mi ha fatto un pò ridere, appena ha dichiarato due robe, secondo me in legalese e sbagliate”.

“Esiste la libertà di stampa e andrò avanti come ho sempre fatto  quale è il problema di guadagnare? È una vendetta mirata? No. Ho un motivo per cui sono andato contro Signorini? No. Ho detto qualcosa di sbagliato? No, io ho fatto un’indagine. Dei processi non ho paura, tutti i processi di diffamazione li vinco”.

Poi ha aggiunto: “Non abbiamo paura se dovessero darci qualche interdizione o l’arresto, sono vent’anni che combattiamo e la legge la conosciamo. Se ci sarà da difenderci à la guerre comme à la guerre, come facciamo da vent’anni”. Nell’atto della difesa si dice “che all’interno della puntata, io ho diffamato gravemente Signorini senza alcun elemento probatorio. Come puoi scriverlo? Ci sono delle chat clamorose, degli audio clamorosi, delle fotografie clamorose, delle dichiarazioni e una denuncia…E non c’è un quadro probatorio?” aggiunge, ribadendo che contro il direttore editoriale della rivista “Chi” ci sarebbe una nuova denuncia di un uomo di Erba (Como). “Per me ci sono persone che sono state sentite e hanno smesso di parlare.

Lunedì è in programma l’ultima puntata su Signorini. “Basta, chiudo l’inchiesta, chiudo la mia parte. Ma sarò costretto a ritornarci perché io sono sicuro che questa roba qua non finisce più. Non che posso portare 50 puntate su Signorini, non ho bisogno di lui per fare milioni di visualizzazioni”.

Sulla famiglia Berlusconi ha dichiarato: “Con la storia che hai chiami la Dda per farmi chiudere i social perché sono pericoloso? Te sei pazzo, Te sei pazzo, perché io ti rovino, io li rovino”.

Poi ha parlato l’avvocato Chiesa:
“Una richiesta che non ha fondamento giuridico, perché il danno vecchio è già accaduto e quindi il provvedimento d’urgenza riguarda solo i danni attuali, immediati, che non si possono evitare in un altro modo. Per quanto riguarda il danno da evitare in un altro modo – ha proseguito – questo danno non esiste sia perché c’è una indagine in corso sia per l’esercizio di un diritto. Non c’è in Italia la possibilità di inibire a nessuno di noi la possibilità di dire quello che vuoi. Si può intervenire dopo, e se io ti ho offeso, tu mi quereli, però non è che, siccome pensi che domani ti offenderò ancora, mi impedisci di parlare, perché non siamo in Russia, siamo in Italia”.

Mentre gli avvocati di Signorini hanno replicato: “Corona si muove come l’Inquisizione e diffama”
“È incredibile che si possa assistere ad un tribunale dell’Inquisizione, dove un personaggio che non è iscritto all’Ordine dei giornalisti può diffamare e dire qualunque cosa rispetto a delle cose, poi, che non sono state minimamente verificate”.

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