
Ecco le economie più potenti del mondo nel 2026 – Dai 31 trilioni di dollari degli Usa ai 20 della Cina. E l’Italia?
Nel 2026 la mappa del potere economico globale appare solida ai vertici, ma sempre più fluida nelle posizioni immediatamente successive. Le proiezioni sul PIL nominale, diffuse e condivise da diversi centri di analisi internazionali, indicano che gli Stati Uniti continueranno a essere la prima economia mondiale, con un prodotto interno lordo stimato intorno ai 31.000 miliardi di dollari. Washington mantiene la leadership grazie alla forza dei consumi, all’innovazione tecnologica e alla centralità del dollaro nei mercati finanziari globali.
Alle spalle degli USA si conferma la Cina, che pur registrando una crescita più moderata rispetto al passato resta una potenza economica decisiva. Pechino sta attraversando una fase di transizione, puntando sempre più sui consumi interni e su un modello di sviluppo meno dipendente dalle esportazioni, con un tasso di crescita stimato attorno al 4,2%.
Il dato più rilevante riguarda l’India, protagonista di un’ascesa costante.
Secondo le stime, Nuova Delhi potrebbe superare sia il Giappone sia la Germania, consolidandosi come quarta economia mondiale. Demografia favorevole, digitalizzazione accelerata e investimenti infrastrutturali rendono l’India uno dei motori principali della crescita futura.
Giappone e Germania, pur restando tra le economie più avanzate, mostrano tassi di sviluppo più contenuti e rischiano di perdere peso relativo nello scenario globale. Nel complesso, la crescita mondiale nel 2026 dovrebbe rallentare al 2,9% secondo l’OCSE, con economie avanzate in frenata e mercati emergenti in grado di sostenere l’espansione globale.
L’Europa mostra segnali di stabilizzazione, mentre l’Italia è attesa a una crescita modesta, intorno allo 0,8%, sostenuta dal PNRR e dalla domanda interna. Restano però numerose incognite: tensioni geopolitiche, politiche commerciali più restrittive e nuovi dazi potrebbero influenzare l’equilibrio economico internazionale. In un contesto così dinamico, non conta solo chi guida oggi, ma chi saprà prepararsi meglio alle sfide di domani.
Il grafico da geo.politics
