Fake News – Oltre la metà degli italiani si informa ‘guidata’ da algoritmi

12/05/2019

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Le fake news erano al centro dell'incontro "Le regole della disinformazione"

Potrebbero essere gli algoritmi a decidere l’opinione pubblica. Secondo Antonio Martusciello, commissario Agcom, “abbiamo rilevato che oggi il 54,5 per cento degli italiani reperisce notizie attraverso strumenti governati da algoritmi, mentre solo il 39,4 per cento della popolazione si rivolge direttamente a siti web o applicazioni degli editori”.

Le fake news erano infatti al centro dell’incontro “Le regole della disinformazione”, organizzato a Salone del Libro dal Corecom Piemonte con il Consiglio regionale. Il presidente Corecom Alessandro De Cillis ha sottolineato come “Facebook stesso stia cominciando a chiedere maggiori informazioni sugli amministratori delle pagine, con la promessa di rivelare la posizione geografica dalla quale si inviano post e notizie”.

“Ed è ancora troppo poco – ha aggiunto Martusciello – bisogna punire chi mette in circolo notizie false in modo cosciente e professionale”.

Il direttore de La Stampa, Maurizio Molinari ha sostenuto che “il diritto d’autore è la barriera alle fake news. Anche per questo bisogna che i lettori paghino l’informazione di qualità: se non pagano i lettori, pagherà qualcun altro, togliendo ogni autonomia editoriale ai giornalisti”.

Vittorio Del Monte, commissario Corecom Piemonte, ha spiegato che la “Cassazione ha previsto il sequestro di siti che diffondono scientemente notizie false. Spesso infatti manca l’autoregolamentazione che esiste nella carta stampata. La repressione può comunque essere fatta soltanto ex post, ovviamente non c’è una censura preventiva”.

Il professor Sergio Scamuzzi, vicerettore dell’Università di Torino ha spiegato che la disinformazione spesso deriva dall’affollamento di argomenti e concetti. “Anche le notizie dovrebbero essere indirizzate verso grandi temi” e non soltanto soddisfare la pancia del lettore.
Il coordinatore nazionale dei Corecom, Filippo Lucci ha concluso ricordando come sin dalla scuola, tutte le istituzioni devono riappropriarsi del loro ruolo di garanzia, senza delegarlo ai big che gestiscono l’informazione online.

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