Idrogeno, lo studio inedito – “Le riserve geologiche mondiali sono enormi rispetto a quanto si credeva, può bastare per centinaia di anni”

26/02/2024

Idrogeno, lo studio inedito – “Le riserve geologiche mondiali sono enormi rispetto a quanto si credeva, oltre 5 mila mld di tonnellate”

Uno studio dell’US Geological Survey rivela che nel sottosuolo del pianeta sono presenti circa 5mila miliardi di tonnellate di idrogeno naturale, una risorsa che potrebbe rivoluzionare il settore energetico mondiale. Anche se gran parte di questo idrogeno potrebbe essere inaccessibile, la sua potenziale estrazione potrebbe soddisfare la domanda mondiale per centinaia di anni.

Questa scoperta, presentata al meeting annuale dell’American Association for the Advancement of Science a Denver e riportata dal Financial Times, ha suscitato grande interesse nel settore energetico. L’idrogeno naturale, noto anche come “bianco” o “oro”, potrebbe essere estratto a costi competitivi rispetto ad altre fonti di idrogeno.

Le nuove scoperte indicano che l’idrogeno naturale potrebbe essere generato in grandi quantità attraverso reazioni tra minerali ricchi di ferro e acqua. Queste scoperte stanno aprendo nuove prospettive nel settore energetico, con aziende e investitori che mostrano un crescente interesse. Tuttavia, rimangono da dimostrare molti aspetti pratici, come il costo effettivo di estrazione e la purezza dell’idrogeno estratto, prima che questa risorsa possa essere pienamente sfruttata.

“Come sappiamo – scrive il sito specializzato qualenenergia.it l’idrogeno oggi è usato quasi solo come agente chimico, nella produzione, per esempio, di ammoniaca e fertilizzanti, o per la raffinazione dei carburanti fossili, e viene in gran parte da fonti fossili- scrive il sito specializzato qualenenergia.it

“Ci sono poi molte aspettative per il suo uso come vettore energetico, cioè nella veste di gas a emissioni zero prodotto dalle Fer o dal nucleare, in sostituzione, per esempio, del metano.

L’idrogeno naturale, a differenza dell’idrogeno prodotto dal gas naturale o dall’elettrolisi, impiegherebbe meno energia per essere estratto, non richiederebbe acqua e occuperebbe poco suolo, rispetto ad altre tecnologie rinnovabili.

Inoltre, la sua produzione potrebbe essere anche rinnovabile, a patto che si adatti il tasso di estrazione a quello di generazione, come si fa con il vapore acqueo caldo nell’energia geotermica.

Dunque si tratta di una strada interessante, anche se è d’obbligo la prudenza: “le cifre che vengono date sono ancora tutte da dimostrare”, ci spiegava a luglio Nicola Armaroli, direttore di ricerca presso il Cnr, facendo notare che resta da vedere l’effettivo costo di estrazione e la purezza dell’H2 estratto, essenziale per certi usi come quello nelle celle a combustibile”.

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