
In Italia è record storico di occupati: 24 milioni – Ma il Paese è all’ultimo posto in UE per tasso di occupazione. I dati contrastanti
Il mercato del lavoro italiano segna un nuovo record, ma dietro il numero storico degli occupati rimangono alcune debolezze strutturali. A luglio 2026 le persone con un lavoro hanno raggiunto quota 24,4 milioni, il livello più alto mai registrato. Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente si contano 307mila occupati in più, mentre il dato mensile è rimasto sostanzialmente stabile. La crescita ha coinvolto sia gli uomini sia le donne: le lavoratrici sono aumentate di 162mila unità, gli uomini di 145mila, arrivando rispettivamente a circa 10,4 e 14 milioni.
Anche la disoccupazione offre un segnale incoraggiante.
A luglio il tasso è sceso al 5,8%, un livello particolarmente contenuto se confrontato con il 10% circa registrato all’inizio del 2021. Il miglioramento, tuttavia, non basta a colmare la distanza che separa l’Italia dagli altri grandi Paesi europei. Il problema emerge soprattutto quando, invece di contare semplicemente gli occupati, si misura quanti sono rispetto alla popolazione in età lavorativa.
Il tasso di occupazione italiano si ferma infatti al 63,2%, circa otto punti al di sotto della media dell’Unione europea. Ancora più evidente è il divario di genere: il tasso di occupazione femminile è al 54,5%, tra i valori più bassi dell’Europa. Una delle ragioni è l’elevato numero di persone che non lavorano e non stanno cercando un impiego. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni sono circa 12,2 milioni, con un tasso del 32,8%. Per le donne la percentuale sale al 41,6%, mentre per gli uomini si ferma al 24,2%.
Un’analisi di Talents Venture fotografa un quadro analogo. Nel primo trimestre del 2026, considerando la fascia tra 20 e 64 anni, il tasso di occupazione italiano era del 67,6%, contro il 76,1% della media europea e l’81,1% della Germania. Il numero degli inattivi, pur diminuito rispetto agli anni precedenti, resta quindi uno dei principali ostacoli alla crescita dell’occupazione. Nel 2025 erano circa 12,37 milioni: se l’Italia avesse una quota di inattivi pari a quella media europea, le persone fuori dal mercato del lavoro sarebbero circa 3,3 milioni in meno.
Il confronto con l’Europa evidenzia anche un problema legato alla qualità delle occupazioni. Le professioni ad alta qualificazione, che comprendono dirigenti, professionisti e tecnici, rappresentano il 37% degli occupati italiani, contro il 44,7% della media Ue. Germania e Francia raggiungono rispettivamente il 48,2% e il 50,5%. Solo Romania, Grecia e Spagna presentano una quota inferiore a quella italiana. Questo significa che il Paese dispone di una base produttiva importante, ma genera meno posti di lavoro qualificati rispetto ai principali partner europei.
Infine c’è il capitolo degli stipendi. Anche tenendo conto del diverso costo della vita attraverso il potere d’acquisto, le retribuzioni italiane restano inferiori alla media europea.
La paga oraria mediana è pari a 13,60 PPS, contro 14,91 nell’Ue, 15,48 in Francia e 17,33 in Germania. E il divario diventa ancora più evidente rispetto ai Paesi ai vertici della classifica, come Danimarca e Belgio.