
Inquinamento mortale: causa 180.000 decessi all’anno in Europa – E l’Italia è il paese messo peggio: i dati allarmanti
La qualità dell’aria in Europa continua a rappresentare una grave emergenza sanitaria: provoca ancora più di 180.000 morti premature ogni anno.
I dati sono in miglioramento, ma sempre gravissimi. Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, negli ultimi diciannove anni l’impatto dei tre principali inquinanti – polveri sottili, biossido di azoto e ozono – si è ridotto in modo significativo. In particolare, tra il 2005 e il 2023 i decessi legati alle PM2.5 sono diminuiti del 57% nell’Unione Europea.
Anche il dossier “Mal’aria” di Legambiente evidenzia alcuni progressi: nel 2025 sono stati 13 i capoluoghi che hanno superato i limiti giornalieri di PM10, contro i 25 del 2024, i 18 del 2023 e i 29 del 2022. Si tratta di un dato tra i migliori degli ultimi anni, ma ancora distante sia dai nuovi parametri europei che entreranno in vigore nel 2030 sia dalle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
La situazione resta critica: il 95% dei cittadini che vive in aree urbane respira aria con livelli di inquinanti superiori a quelli suggeriti dall’OMS. Nel 2023 Italia, Polonia e Germania hanno registrato il numero più alto di vittime attribuibili allo smog; considerando però il peso sulla popolazione, l’impatto maggiore si osserva nei Paesi dell’Europa sud-orientale, come Bulgaria, Grecia e Romania. Al contrario, Islanda, Finlandia e Svezia risultano tra le realtà meno colpite.
Le contromisure sono note: accelerare sull’elettrificazione dei trasporti, ridurre le auto a combustione e limitare l’uso delle caldaie a gas, oltre a investire in soluzioni verdi come alberi e spazi naturali nelle città. Respirare aria in sicurezza non dovrebbe essere un privilegio, ma un diritto fondamentale per tutti.
I dati dei decessi, da will_ita
