
La crisi a Torino colpisce anche i pusher: senza droga ‘spacciano’ calce. E non possono essere arrestati
Gli effetti della crisi da coronavirus si stanno riscontrando anche nello spaccio.
I supermarket della droga di Torino sono in difficoltà, gli approvvigionamenti latitano e così i pusher, per sbarcare il lunario, escogitano delle truffe, cercando di piazzare intonaco e calce, grattata dai muri, al posto del crack.
I pacchetti contenenti piccoli blocchetti di calce sembrano infatti pieni di droga e gli spacciatori cercano di rivenderli a 20-30 euro ai disperati.
Nel corso degli ultimi controlli della polizia in zona parco Sempione, Barriera di Milano, un pusher ghanese, già protagonista dell’aggressione all’inviato di Striscia la Notizia Brumotti, è stato perquisito dagli agenti e trovato in possesso di buste di intonaco, pronte ad essere venduti.
E così non è stato arrestato, dal momento che girare con buste di intonaco non può essere considerato reato.
La Questura di Torino comunica, tuttavia che la maggior parte degli arresti nella prima settimana di maggio riguardano sempre lo spaccio: 46 gli arresti in totale nel capoluogo piemontese, la metà sono per spaccio di sostanze stupefacenti.
Il resto riguarda delitti contro il patrimonio (furti e rapine), delitti contro la persona (maltrattamenti, atti persecutori e lesioni) e reati di vario genere.
Numeri che mantengono costante il dato del mese di aprile: su 183 arresti della Polizia, 104 sono stati quelli connessi al traffico di stupefacenti. Seguono, i delitti contro il patrimonio e i delitti contro la persona.