
La Polonia ha raggiunto l’Italia per Pil pro capite- E’ una delle crescite economiche maggiori al mondo
Negli ultimi anni la Polonia ha compiuto un balzo economico che pochi avrebbero previsto, arrivando a eguagliare l’Italia per PIL pro capite a parità di potere d’acquisto. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, nel 2024 entrambi i Paesi si collocano intorno ai 46 mila dollari pro capite. Un risultato che rappresenta uno dei cambiamenti più significativi nel panorama economico europeo recente e che segna un simbolico allineamento tra due economie storicamente molto diverse per struttura e sviluppo.
Il dato assume ancora più peso se si considera che l’Italia è da decenni una delle grandi economie avanzate del continente, mentre la Polonia, fino agli anni Novanta, era un Paese in transizione. Oggi Varsavia non solo ha colmato il divario in termini di reddito medio, ma ha anche superato la soglia dei 1.000 miliardi di dollari di PIL complessivo, entrando nel gruppo ristretto delle economie “da trilione” e posizionandosi tra le prime venti al mondo.
A fare la differenza è soprattutto il ritmo di crescita: la Polonia viaggia intorno al 3,4% annuo, uno dei valori più elevati in Europa, mentre l’Italia procede a velocità molto più contenute. Questo scarto evidenzia modelli economici differenti: da un lato un sistema italiano più maturo ma rallentato da problemi strutturali, dall’altro un’economia polacca dinamica, sostenuta da investimenti, industria e politiche di sviluppo mirate.
Per la Polonia il raggiungimento dei livelli italiani di reddito pro capite significa maggiore stabilità, un potere d’acquisto interno in aumento e una crescente credibilità internazionale.
Il nuovo status della Polonia apre inoltre opportunità rilevanti per imprese e investitori, grazie a un grande mercato interno, a una posizione strategica tra Est e Ovest e a settori chiave in forte espansione. Guardando al futuro, il sorpasso non è solo un traguardo simbolico, ma il segnale di un riequilibrio economico europeo che ridisegna i rapporti di forza e impone nuove riflessioni anche all’Italia.