
L’AI di Google controllerà totalmente i robot – Nasce Gemini Robotics 2: sapranno adattarsi a situazioni nuove e svolgere azioni di precisione: le novità
Google DeepMind ha presentato Gemini Robotics 2, una nuova piattaforma pensata per rendere i robot più autonomi, flessibili e capaci di collaborare tra loro. La principale novità è la possibilità di far lavorare insieme macchine differenti: per esempio, un robot umanoide e uno dotato di due braccia possono dividersi le operazioni, comunicando in tempo reale e completando attività che singolarmente sarebbero più difficili da eseguire.
Il sistema comprende tre modelli. Gemini Robotics 2 è il componente che trasforma le informazioni raccolte dai sensori in movimenti e comandi, controllando anche robot umanoidi e piattaforme con più braccia. Gemini Robotics ER 2 svolge invece una funzione di supervisione: analizza l’ambiente, interpreta le richieste, organizza le varie fasi di un lavoro e verifica i risultati, riuscendo a gestire anche sequenze composte da numerose decisioni. Infine, Gemini Robotics On-Device 2 può operare direttamente sul robot senza dipendere da una connessione internet.
Una delle evoluzioni più importanti riguarda il controllo degli umanoidi. Il nuovo sistema non si limita più alla parte superiore del corpo, ma coordina movimenti dalla testa ai piedi, consentendo alla macchina di camminare, abbassarsi e utilizzare contemporaneamente mani e corpo per portare a termine un compito. Durante le dimostrazioni, un robot Apollo 2 di Apptronik è riuscito a prendere un oggetto, spostarsi nello spazio e riporlo nel punto indicato.
Anche la precisione manuale è migliorata. Il sistema può gestire mani robotiche molto sofisticate, capaci di eseguire operazioni delicate, ma anche strumenti più semplici come pinze a due dita. Inoltre, la versione locale può essere adattata a nuovi robot con un numero relativamente ridotto di esempi.
Grande attenzione è stata dedicata anche alla sicurezza. Google ha sviluppato sistemi capaci di riconoscere situazioni potenzialmente pericolose, fermare il robot e richiedere l’intervento umano quando necessario. Resta però da verificare quanto queste capacità siano efficaci in condizioni reali e al di fuori delle dimostrazioni controllate.