10/04/2020

Politica

Licia Mattioli “Le imprese devono ripartire. Subito commissari speciali che superino la burocrazia: seguiamo il modello Genova”

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“Ci aspetta un periodo di grande sofferenza sia delle esportazioni che della domanda interna. Ma l’Italia ha un motore di riserva, e deve poterlo usare: sono le infrastrutture” è quanto ha dichiarato Licia Mattioli, attuale vicepresidente di Confidustria e sfidante di Carlo Bonomi alla successione di Vincenzo Boccia.

In un’intervista rilasciata al Secolo XIX, Licia Mattioli, torinese d’adozione, ha ribadito la necessità di una ripartenza in tempi brevi delle imprese in Italia.
“Abbiamo bisogno di un action plan che definisca modalità certe. Dobbiamo seguire il “Modello Genova”, commissari con poteri speciali in grado di superare la burocrazia e di avviare il nostro motore di riserva: le infrastrutture – ha dichiarato Mattioli.
“Genova è un esempio anche per l’economia del mare, che è uno dei grandi propulsori del Paese con 800.000 occupati. Ripartire in sicurezza, ma con rapidità, anche in questo settore, significa aumentare le possibilità di dare sviluppo ad aree del Paese finora ingiustamente trascurate.

Il ‘modello Genova’ è quello da seguire per consentire al Paese di ripartire?

“Il “modello Genova” va seguito per un semplice motivo: perché ha funzionato – spiega la vicepresidente di Confindustria, che sul Secolo XIX ha illustrato la sua strategia:
“ Oggi il Paese ha bisogno di commissari con poteri veri, in grado di superare il codice degli appalti, un impianto normativo che va nella direzione opposta rispetto a quella che chiediamo: complica anziché semplificare. Il modello introdotto a Genova è, a mio avviso, quello del futuro, l’unico capace di avviare il nostro motore di riserva: le infrastrutture. Non dobbiamo illudere nessuno: questo è un settore che, nell’immediatezza del dopo-virus, potrà creare ricchezza e occupazione. Io credo – sottolinea Mattioli – “che, al di là degli slogan, l’Italia debba ripartire dopo avere vagliato un action plan: abbiamo bisogno di date e modalità certe. Nessuno pretende che tutto riapra subito. Serve una gradualità che tenga conto, per esempio, dei territori e delle diverse fasce di età. Ma stare fermi non è più possibile. Ancora oggi non sappiamo quali sono le criticità del virus, non conosciamo neppure le modalità di contagio. In questo momento dobbiamo tutelare sia la salute dei cittadini che il loro diritto al lavoro”.

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