
Orrore a Torino – Bimbo di 6 anni preso a pugni e ridotto in fin di vita dal patrigno: la verità inquietante scoperta dalla psicologa
Orrore a Torino – Bimbo di 6 anni preso a pugni e ridotto in fin di vita dal patrigno: lo scopre la psicologa
Un bimbo di 6 anni è stato ridotto in fin di vita dal suo patrigno, mentre la madre era costretta a dire che il bambino era caduto dalle scale.
La verità sconvolgente è emersa quando una psicologa dell’ambulatorio Bambi, specializzato in abusi e maltrattamenti sui minori, ha letto una fiaba al bambino e ha scoperto l’orrore subito.
Il patrigno, un uomo di 26 anni di origine marocchina, colpiva il bambino con pugni e gli legava le mani dietro la schiena.
Una storia dell’orrore raccontata dal quotidiano repubblica: “Era un bimbo come «annichilito», scriveva l’esperta dell’ospedale: «Emergeva il suo importante dolore ma anche il suo non lamentarsi mai, né dei tubi, né delle manovre dei sanitari». C’erano tutti i segni che qualcosa di terribile gli fosse accaduto: «È un bimbo molto spaventato che chiede sempre scusa – annotava la psicologa – nonostante il dolore e il pianto, non si lamenta, non tenta di allontanare ciò che gli crea dolore o frustrazione, nemmeno quando uno dei tubicini dell’ossigeno scivola dandogli noia, non dice nemmeno che ha fastidio».
“Il 25 gennaio scorso l’esperta era sola con il bimbo e lui aveva iniziato a raccontarle della rianimazione e del dolore: «Sono caduto dalle scale». La psicologa aveva iniziato a leggergli un libro del coniglietto Chopin. «Il bimbo si è incupito guardando dalla finestra, c’era una signora che fumava e lui ha detto: “Ha una pistola”». L’esperta l’aveva tranquillizzato: «A me sembra solo un cellulare». Poi aveva ripreso a leggere il libro e lui l’aveva ascoltata attento, facendo però emergere «un’importante deprivazione psicofisica, con indicatori di disagio e maltrattamento». L’impressione di «un bambino abbandonato a se stesso» – si legge ancora su Repubblica – “era stata anche testimoniata, a posteriori, dalle maestre che avevano notato lividi, atteggiamento remissivo e spaventato, vestiti «non consoni» e, nell’ultimo periodo, i suoi occhi che si chiudevano all’improvviso: «Si addormentava di continuo». Segnali confermati anche dalla zia, a cui il piccolo aveva detto: «Devo mangiare tanti spinaci, così diventerò più forte di lui e potrò dargli un pugno».
L’uomo è stato condannato a 10 anni di prigione per tentato omicidio.