
Piemonte – Cantine piene di vini invenduti: crolla il consumo pro capite e precipita il prezzo dell’uva. Cosa sta succedendo
Il settore vitivinicolo piemontese attraversa una delle fasi più difficili degli ultimi decenni. Cantine colme di bottiglie invendute, consumi in calo e prezzi dell’uva in picchiata delineano uno scenario che alcuni operatori hanno definito paragonabile, per gravità, alla crisi finanziaria del 2008. In Consiglio regionale i rappresentanti dei consorzi di Asti DOCG, Consorzio Barbera d’Asti e Brachetto hanno denunciato una situazione diventata ormai strutturale.
Come riporta il Corriere della Sera, che ha pubblicato l’inchiesta, il nodo principale è il crollo della domanda: il consumo medio pro capite si è ridotto a circa 20 litri l’anno. Anche a fronte di vendemmie meno abbondanti, le giacenze sono aumentate. Emblematico il caso del Barolo, le cui scorte sono salite dal 2019 da 65 a quasi 75 milioni di bottiglie. Stesso trend per il Barbaresco. L’effetto diretto è stato il crollo delle quotazioni delle uve: -32% per il Barolo, -24% per il Barbaresco, con ribassi marcati anche per Nebbiolo e Barbera.
Tra le cause vengono indicati il calo progressivo dei consumi negli ultimi cinque anni, le difficoltà sui mercati esteri – aggravate dalla minaccia di dazi negli Stati Uniti – gli eventi climatici estremi e le campagne internazionali che associano il vino a rischi per la salute.
“Per Matteo Ascheri – si legge sul Corriere della Sera – ” storico barolista, già presidente del Consorzio del Barolo, la crisi delle uve ha due significati. Il primo è una correzione necessario dopo anni di prezzi troppo elevati che «servirà anche a rimettere a posti di conti di alcune cantine sociali in crisi». Il secondo è che in Piemonte si continua a produrre troppo vino che poi non si vende. O peggio per venderlo si va ad alimentare una catena di imbottigliatori che lavorano su alti volumi e a bassi margini. «Così rischiamo di distruggere i nostri prodotti d’eccellenza, come Barolo e Barberesco». Dopo «lo scandalo» del Barolo in autogrill a 9,99 di qualche anno fa, il fenomeno del re dei vini che diventa low cost è stato arginato solo in parte. «Andate a vedere tra gli scaffali della Gdo del Nord Europa, troverete Barolo e Barbaresco per pochi euro. Questa l’altra faccia della medaglia della crescita senza limiti che poi ci si ritorce contro». L’ultima novità è il Barolo in private label in cui in etichetta si riporta il nome del punto vendita e non della cantina. «I nostri tesori della terra vanno custodi — spiega Ascheri — e l’agricoltura preservata. Così invece andiamo a sbattere».