Pubblica Amministrazione al minimo storico- Solo 3milioni di dipendenti, quasi come i pensionati

22/06/2021

Il quadro emerge con la pubblicazione dei dati del Forum Pa, che si inaugura in questi giorni a Roma e vede la partecipazione del ministro Renato Brunetta e del Premio Nobel Joseph Stiglitz.

La Pubblica Amministrazione è al suo minimo storico: età media 50 anni, oltre mezzo milione ha più di 62 anni.

E se le uscite nell’ultimo anno sono state 31 mila, le entrate sono state rinviate a causa della pandemia, che ha costretto il governo a fermare i concorsi .

Nell’anno 2020 il pubblico impiego può contare ‘solo’ su  3.212.450 dipendenti, numero simile a quello dei pensionati: 3.029.451. 

 

E’ proprio il Forum Pa, in corso in questi giorni a Roma, a lanciare l’allarme sullo stato della Pubblica Amministrazione, “Nel 2021 – spiega il quotidiano Repubblica – ” ci saranno circa 94 pensioni erogate ogni 100 contribuenti attivi, erano 72 nel 2004. Sono oltre 500.000 i dipendenti che ad oggi hanno oltre 62 anni e superano i 183mila quelli che hanno oltre 38 anni di anzianità maturata in servizio nella sola Pa. Nelle pagine del Pnrr, ricorda l’indagine, si legge che l’attesa di uscite dal pubblico impiego nel prossimo triennio si attesterà intorno alle 300mila unità di personale, ma gli esperti di Forum Pa ritengono che si tratti di stime ottimistiche, e che in realtà il numero delle uscite sarà superiore”.

Inoltre

“Prefetture, ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici e città metropolitane hanno perso tra il 5% e il 7% del personale, i comuni più del 2%. L’unico comparto con una crescita significativa dell’occupazione a tempo indeterminato è la sanità. Quanto all’età, l’età media è di 50 anni, con ampie differenze tra i comparti: supera i 55 anni in enti come Cnel, Presidenza del consiglio e carriera penitenziaria, è di 39 anni nelle Forze Armate. Gli over 60 rappresentano il 16,3%, gli under 30 appena il 4,2%£”.

“Quella del Pnrr è una sfida epocale a cui la Pa italiana si affaccia in una situazione critica, dopo anni di disinvestimento: forza lavoro al minimo storico, età media alta, poca formazione e competenze in gran parte giuridico-normative invece che sugli ambiti strategici come digitale e project management. – ha evidenziato, ripreso da Repubblica Carlo Mochi Sismondi, presidente di Fpa, la società che da 15 anni organizza Forum Pa – Il piano assunzioni è un importante passo avanti per cui è necessario definire attentamente i profili necessari e adeguare rapidamente le procedure di reclutamento per attrarre le persone giuste, come si è già cominciato a fare. Ma non basta. Ora bisogna motivare e valorizzare e formare il personale, diminuire radicalmente la dipendenza della Pa da esperti esterni, prevedere equi meccanismi di stabilizzazione della forza lavoro temporanea che sarà selezionata, riformare l’ordinamento professionale per favorire una corretta collocazione e adeguata retribuzione per le più elevate professionalità tecniche di cui le amministrazioni sono drammaticamente sprovviste”.

Intanto, secondo le previsioni del Dipartimento Funzione Pubblica, nel 2021 sono previsti 119 mila nuovi ingressi a tempo indeterminato nella pubblica amministrazione. Nello specifico:: 9875 posizioni tra Regioni, servizio sanitari, Comuni, Università, enti pubblici non economici, enti di ricerca e avvocatura dello stato. A questi si  aggiungeranno circa 91 mila posti della scuola e 18.014 posti di concorsi banditi, conclusi o da concludere.

Importantissimo sarà il contributo in arrivo dalle  risorse del Pnrr, 1,3 miliardi di euro, più 400 milioni di fondi strutturali Ue e cofinanziamento nazionale. Il totale sarà di 1,7 miliardi di euro.

“Il Pnrr può davvero essere l’opportunità per ripensare e rinnovare il settore pubblico – ha dichiarato a Repubblica  Gianni Dominici, direttore generale di Fpa – “Ma allo stesso tempo serve una nuova Pa per realizzare le missioni previste, connettendo i soggetti dell’innovazione, instaurando un dialogo continuo tra centro e periferia, mettendo a sistema le migliori esperienze già realizzate. Sono necessarie nuove persone e nuove competenze, pianificando in modo mirato gli effettivi fabbisogni, con procedure fortemente selettive, che permettano di individuare le figure più utili alle esigenze delle singole amministrazioni. Come dimostra l’esperienza del Covid, è necessario rendere la forza di lavoro pubblica capace di governare e pianificare l’incertezza e sostenere la ripresa”.

 

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