Sbirciare le chat WhatsApp del partner è reato – Anche se si conosce il Pin del telefono: la sentenza

09/02/2025

Sbirciare le chat WhatsApp del partner è reato – Anche se si conosce il Pin del telefono

La Corte di Cassazione ha stabilito che accedere senza permesso alle conversazioni WhatsApp del proprio partner, o dell’ex, costituisce un reato, anche se si è in possesso del codice di sblocco del telefono. La sentenza del 27 gennaio ha confermato la condanna di un uomo che aveva utilizzato in tribunale messaggi privati dell’ex moglie, ottenuti senza il suo consenso dal suo cellulare.

Una violazione della privacy punibile per legge
L’uomo si era giustificato affermando di aver agito per motivi legati alla salute del figlio, sostenendo di non aver violato alcun sistema informatico, poiché già conosceva la password dell’ex compagna, ricevuta quando convivevano. Inoltre, aveva spiegato che il telefono era stato lasciato incustodito con la schermata delle chat aperta, quindi non aveva neppure dovuto digitare il codice. Tuttavia, i giudici non hanno accolto questa linea difensiva, confermando la condanna.

La decisione della Cassazione
Secondo i magistrati, il fatto di aver ricevuto in passato il codice di sblocco non autorizza l’accesso futuro al dispositivo senza un’esplicita autorizzazione dell’utente. Il cellulare è considerato un sistema informatico protetto e accedervi senza permesso equivale a una violazione della privacy. Inoltre, la protezione con PIN o password dimostra la volontà del proprietario di mantenere riservati i contenuti presenti nel dispositivo.

Le conversazioni WhatsApp rientrano nella sfera della corrispondenza privata, quindi appropriarsene senza consenso configura il reato di violazione di corrispondenza. La situazione peggiora se i messaggi sottratti vengono utilizzati in un processo, come nel caso dell’uomo condannato, che li aveva presentati in una causa civile contro l’ex moglie. Un caso simile si verifica quando qualcuno sottrae documenti bancari riservati del coniuge per usarli in un procedimento legale.

Chiunque abbia necessità di accedere a dati privati per motivi giudiziari può fare richiesta al tribunale, che valuterà la pertinenza delle informazioni e, se necessario, disporrà l’acquisizione ufficiale del materiale.

Altri precedenti giuridici
Non è la prima volta che la Cassazione si pronuncia su reati legati alla privacy digitale. In passato, ha stabilito che sottrarre il telefono al partner contro la sua volontà può configurare il reato di rapina, poiché costituisce una violazione della sua sfera privata.

Sbirciare il telefono del partner senza il suo consenso non è solo una violazione della fiducia, ma può anche avere conseguenze legali gravi, con il rischio di una condanna per accesso abusivo a sistema informatico e violazione della corrispondenza.

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