
Stellantis, dopo il crollo il Borsa l’allarme degli analisti: “Chiuderanno le fabbriche”. Ecco i prossimi rischi
Il crollo in Borsa di Stellantis ha acceso l’allarme tra investitori e analisti. Alla riapertura delle contrattazioni a Piazza Affari, il titolo è precipitato rapidamente dopo che il gruppo ha ammesso di aver sovrastimato la transizione al full electric, cambiando strategia. Il mercato ha reagito senza sconti: in poche ore sono andati in fumo oltre 6 miliardi di euro di capitalizzazione e a fine seduta il calo ha superato il 25%, riportando il valore del gruppo sui minimi dalla nascita nel 2021.
Alla base del crollo c’è una pesante revisione dei conti: 22,2 miliardi di euro di oneri legati a svalutazioni e alla correzione del piano industriale sull’elettrico, giudicato troppo ambizioso rispetto alla domanda reale. Per il 2025 è attesa una perdita netta tra 19 e 21 miliardi e la conseguenza immediata sarà lo stop ai dividendi. Parte di questi costi, circa 6,5 miliardi, comporterà uscite di cassa nei prossimi anni.
Il ceo Antonio Filosa ha spiegato che la nuova impostazione punta a rimettere il cliente al centro, ridimensionando l’ideologia del tutto elettrico a favore di una gamma più ampia di motorizzazioni. In quest’ottica rientra anche l’uscita dall’impianto canadese di batterie NextStar Energy, ceduto simbolicamente al partner coreano.
Nonostante le vendite restino solide in diverse aree del mondo, soprattutto in Nord America, il peso delle svalutazioni domina la scena finanziaria.
Gli analisti restano scettici: secondo Citi, Stellantis non avrebbe ancora adeguato a sufficienza la struttura dei costi e questo potrebbe portare a decisioni drastiche. Il timore è chiaro e sintetizzato in una previsione netta: “Chiuderanno le fabbriche”. A rischio ci sarebbero siti in Nord America ed Europa, mentre Mirafiori appare al momento più tutelata grazie ai recenti investimenti.
Il nuovo piano industriale atteso a maggio sarà decisivo per capire se la svolta basterà a riconquistare la fiducia dei mercati o se il gruppo dovrà affrontare ulteriori sacrifici, tra chiusure, tagli di marchi e possibili riorganizzazioni più profonde.