Tasse in Italia – Ogni governo promette di tagliarle, ma dagli anni ’90 aumentano inesorabilmente. Lo studio

15/06/2023

Tasse in Italia: tutti i governi promettono di tagliarle, ma dagli anni ’90 aumentano inesorabilmente. Lo studio

Uno dei temi più dibattuti de nostro Paese è la pressione fiscale alta.  Ma come siamo arrivati a questo punto e cosa è successo negli ultimi 30 anni?

L’origine del sistema fiscale attuale risale agli anni ’70, quando il boom economico dei decenni precedenti stava declinando e si iniziò a parlare di aumento delle tasse e del debito pubblico.

Negli anni ’70 furono introdotte le principali imposte che paghiamo anche oggi: l’IVA sui prodotti finiti, l’IRPEF sui redditi delle persone fisiche e l’IRPEG sulle società, poi sostituita dall’IRES nel 2004.

Negli anni successivi si è verificata una significativa decentralizzazione che ha portato all’istituzione di tasse locali per garantire maggiore autonomia decisionale e di spesa alle regioni e ai comuni. Pertanto, sono state introdotte l’ICI (imposta comunale sugli immobili) nel 1992 e l’IRAP (imposta regionale sulle attività produttive) nel 1997.

Addio all’ICI 

L’ICI è stata abolita nel 2006 dal governo Berlusconi e sostituita dall’IMU nel 2012, insieme alla TASI e alla TARI che costituiscono l’imposta unica comunale. L’IRAP è invece un’imposta sulle attività produttive riscossa dalle regioni, introdotta nel 1997 per unificare e sostituire altre imposte degli anni precedenti.

Ma questi cambiamenti avvenuti nel sistema fiscale e tributario non hanno portato ad una riduzione della pressione fiscale complessiva. Nel 1973, le entrate fiscali rappresentavano il 23% del PIL. Il valore è aumentato fino al 43% nel 2017. E questo livello  persiste ancora nel 2023.

Negli ultimi decenni la pressione fiscale in rapporto al PIL è praticamente raddoppiata. Anche la media degli altri Paesi dell’OCSE è aumentata, ma in misura decisamente minore, passando dal 27% al 34%.

Ma il punto fondamentale è che nello stesso periodo, nonostante l’aumento delle entrate fiscali, le tasse non sono state sufficienti per far fronte alla spesa pubblica. Di conseguenza, il debito pubblico è continuato a crescere.

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