
Torino – A Superga celebrato il Grande Torino: fischi e insulti sonori a Cairo e alla squadra di oggi
Nel giorno dell’anniversario della tragedia di Tragedia di Superga, la città ha reso omaggio al Grande Torino con una cerimonia intensa e partecipata. Ieri, 4 Maggio, le commemorazioni sono iniziate al Cimitero Monumentale di Torino, dove è stata deposta una corona in memoria delle vittime e sono state benedette le tombe dei giocatori. Presenti rappresentanti istituzionali, il sindaco Stefano Lo Russo, dirigenti del club e alcuni protagonisti dello scudetto del 1976, mentre il presidente Urbano Cairo non ha preso parte all’evento.
Tra i momenti più toccanti, l’intervento di Susanna Egri, figlia dell’allenatore Erno Egri Erbstein. Le sue parole hanno restituito il peso emotivo della perdita e il valore umano di quella squadra: «Sono trascorsi 77 anni da quel tragico evento, ma la ferita non si è rimarginata». Ha ricordato il legame personale con i giocatori e l’ultima cena condivisa prima della tragedia, sottolineando come «Superga è stata una terribile ferita che si è moltiplicata per 18 giocatori».
Nel suo discorso ha anche richiamato i principi trasmessi dal padre, legati a un calcio fondato sul rispetto e sulla qualità del gioco: «Papà diceva che il risultato era importante, ma lo era di più come si conseguiva. Diceva che bisogna convincere, non solo vincere». Un messaggio che ha ribadito il valore etico di quella squadra, diventata simbolo di rinascita per l’intero Paese.
Le celebrazioni sono poi proseguite alla Basilica di Superga, dove però il clima si è fatto teso.
L’arrivo dell’attuale squadra del Torino FC è stato accolto da fischi e proteste da parte di alcuni tifosi, con cori duri rivolti sia ai giocatori sia alla società. Qualcuno si è comunque avvicinato ai calciatori per chiedere autografi, segno di un rapporto complesso tra squadra e tifoseria.
La giornata ha così unito memoria e contestazione: da un lato il ricordo commosso di una squadra entrata nella leggenda, dall’altro il malcontento verso il presente, con fischi e insulti per Cairo e la squadra.