
Torino – Al Salone il ritorno di un ‘fragile’ Vittorio Sgarbi dopo la malattia: standing ovation di 5 minuti
Al Salone Internazionale del Libro di Torino il ritorno pubblico di Vittorio Sgarbi, dopo un lungo periodo lontano dalle scene, è stato accolto con un entusiasmo straordinario. Nella Sala 500 del Lingotto il pubblico gli ha dedicato un applauso lunghissimo, accompagnato da una standing ovation e da grida di incoraggiamento come «Bravo Vittorio». Un’accoglienza calorosa che ha voluto riconoscere il suo lavoro di divulgatore culturale e il legame costruito negli anni con il Salone, dove le sue lectio erano diventate un appuntamento fisso.
Durante l’incontro, organizzato in occasione del libro pubblicato dalla sorella Elisabetta Sgarbi, Il cielo più vicino. La montagna nell’arte, il critico ha dialogato con Paolo Di Paolo sul ruolo della montagna nella storia dell’arte, alternando riflessioni artistiche a ricordi personali. Nonostante il periodo difficile affrontato negli ultimi mesi, Sgarbi ha mostrato la stessa energia e passione che da sempre caratterizzano i suoi interventi.
Analizzando il celebre dipinto Il viandante nel mare di nebbia di Caspar David Friedrich, ha spiegato come il rapporto tra uomo e paesaggio sia profondamente legato alla sensibilità romantica. Secondo il critico, in quell’opera l’uomo comprende di avere dentro di sé una dimensione spirituale che gli permette di orientarsi senza bisogno di guide esterne.
Nel corso dell’incontro ha anche commentato le polemiche legate alla Biennale di Venezia, affermando: «Ogni artista esprime sempre la sua individualità. Lo può fare in condizioni di libertà o di oppressione politica. Bisogna dare la possibilità di osservarla». Per Sgarbi, l’arte rappresenta uno spazio libero capace di immaginare soluzioni laddove i conflitti sembrano insanabili.
Sul grande schermo della sala scorrevano fotografie della sua infanzia a Ferrara, immagini della farmacia dei genitori e ricordi legati alla scoperta dell’arte, come il viaggio giovanile verso Padova per ammirare gli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni. Accanto a lui, in platea, erano presenti la sorella Elisabetta e la compagna Sabrina Colle, da lui ricordata con parole molto affettuose.
In chiusura, Sgarbi ha riassunto il significato simbolico della montagna: «Nulla è più vicino all’eterno della montagna e allo stesso tempo niente permette di intendere meglio la fragilità dell’uomo».