
Torino – Da Eataly a Borello, da Garosci a Città Mercato: tante insegne storiche piemontesi sono state vendute. Ecco le più importanti
Da Eataly a Borello, da Garosci a Città Mercato: tante insegne storiche piemontesi sono state vendute. Torino è stata per decenni uno dei cuori della grande distribuzione italiana, con insegne nate e cresciute all’ombra della Mole e poi finite, nel tempo, nelle mani di gruppi esterni alla regione. L’ultimo passaggio riguarda la catena fondata da Fiorenzo Borello, ceduta alla milanese Unes, segnando un nuovo capitolo per un settore che un tempo parlava quasi esclusivamente piemontese.
Come ricostruisce il Corriere della sera, la rivoluzione iniziò nel 1959, quando in via Tunisi aprì il primo supermercato cittadino grazie ai fratelli Garosci: scaffali a libero servizio, carrelli e prezzi ribassati rispetto ai negozi tradizionali. Un modello innovativo che cambiò le abitudini di spesa del dopoguerra. Negli anni successivi il gruppo si espanse sotto l’insegna Vegé, ma tra acquisizioni e riacquisizioni le licenze finirono prima a Standa e poi, nel 1992, a Carrefour.
Parallelamente si affermarono i grandi magazzini e gli ipermercati: Città Mercato, legata al gruppo Rinascente, prometteva di trovare “dallo spillo all’elefante”, salvo poi essere convertita negli anni Novanta all’insegna Auchan. Anche storiche realtà come Vagnino, nata nel 1922 come cartoleria e cresciuta in tutto il Piemonte, non resistettero alla concorrenza della grande distribuzione organizzata.
Il dinamismo piemontese, però, non si è esaurito. Nel 2007 Oscar Farinetti lanciò a Torino il primo Eataly, format che unisce vendita e ristorazione e che si è espanso in oltre 15 Paesi, da New York a Dubai. Dal 2022 la maggioranza è passata al fondo Investindustrial.
Oggi, con la cessione di Borello a Unes (gruppo Finiper Canova), la distribuzione torinese affronta un’ulteriore trasformazione: meno marchi indipendenti locali, più integrazione in reti nazionali. Una storia fatta di intuizioni, crescite e passaggi di mano che racconta l’evoluzione del commercio piemontese.