
Torino – Duro attacco di Lo Russo al ministro Piantedosi dopo la guerriglia: “Lo Stato deve saper prevenire quando il rischio è noto. Così si tutela il diritto di manifestare”
Torino – Duro attacco di Lo Russo al ministro Piantedosi dopo la guerriglia
Dopo gli scontri avvenuti durante il corteo legato al centro sociale Askatasuna, il sindaco di Torino Stefano Lo Russo è intervenuto con toni duri in Consiglio comunale, chiamando in causa direttamente il Viminale e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Al centro del suo intervento, la richiesta di una gestione più efficace dell’ordine pubblico e, soprattutto, di una maggiore capacità preventiva da parte dello Stato. «Mi aspetto che lo Stato sappia prevenire, soprattutto quando il rischio è noto», ha affermato, sottolineando come fosse prevedibile la presenza di gruppi violenti organizzati.
Pur chiarendo che non spetta al Comune valutare le scelte operative delle forze dell’ordine, Lo Russo ha rimarcato, «come cittadino prima ancora che come sindaco», l’esigenza di un’azione tempestiva per evitare che la violenza degeneri. Da qui la necessità di distinguere nettamente tra manifestanti pacifici e frange violente: «È così che si tutela il diritto di manifestare pacificamente: separando chi dissente da chi delinque, prima che la violenza esploda e travolga tutti». Secondo il primo cittadino, l’assenza di una strategia preventiva adeguata ha consentito a gruppi organizzati di infiltrarsi nel corteo, trasformando una manifestazione in guerriglia urbana.
Diverso il giudizio espresso sul rapporto con la presidente del Consiglio. Parlando dell’incontro con Giorgia Meloni, Lo Russo ha definito il confronto un «colloquio corretto, rispettoso», evidenziando «un livello di responsabilità e di misura» superiore rispetto a quello mostrato da altri esponenti politici, sia locali sia nazionali.
Nel suo intervento, il sindaco ha fornito anche una prima stima dei danni: «allo stato attuale, i costi derivanti dai diversi interventi preventivi e di ripristino di patrimonio pubblico sono pari a circa 164 mila euro». Ha inoltre respinto l’idea che lo sgombero o meno di Askatasuna possa, da solo, garantire ordine in città, definendola una lettura semplicistica di un fenomeno complesso. Sulla futura destinazione dell’immobile, ha ribadito che «La Città dialogherà solo con chi è in grado di prendere una distanza netta, inequivocabile e credibile da ogni forma di violenza».
Netta anche la replica alle richieste di Fratelli d’Italia, che hanno invocato l’esclusione di Avs dalla maggioranza e il ritiro delle deleghe all’assessore Rosatelli: «Usare episodi di questa gravità per regolare conti politici è irresponsabile». In chiusura, Lo Russo ha messo in guardia da giudizi affrettati: «Sbilanciarsi oggi, con toni definitivi e giudizi sommari, più che una prova di forza, è una prova di leggerezza», ribadendo la necessità di «distinguendo con nettezza tra protesta e violenza».