
Torino e il satanismo – Ora le “sette” si spostano sul web: “Un pericolo per i soggetti più fragili”
Il fenomeno del satanismo organizzato nel capoluogo piemontese è profondamente cambiato rispetto al passato. L’argomento è tornato al centro dell’attenzione dopo la violenta aggressione avvenuta a Pinerolo, dove un giovane di 25 anni ha ferito gravemente il padre di un amico, arrivando a morderlo e pronunciando invocazioni a Satana. Un episodio che ha riacceso il dibattito sulla presenza di gruppi satanisti sul territorio.
Nel 2010 un’inchiesta di Torino Cronaca aveva individuato circa 59 organizzazioni attive nell’area torinese. Oggi, invece, la situazione appare molto diversa. Il sociologo Massimo Introvigne, esperto del fenomeno, invita a non collegare automaticamente episodi di violenza al satanismo organizzato. E al quotidano TorinoCronaca ha dichiarato: “Sull’episodio di Pinerolo non bisogna partire in quarta con allarmismi automatici: si tratta di casi isolati. I riferimenti al demonio e al satanismo possono semplicemente costituire il sintomo di un grave disagio psicologico personale. Che poi i giovani vengano fortemente influenzati dai nuovi mezzi di comunicazione è evidente, ma l’appartenenza a un gruppo è un’altra cosa. Inoltre, preferisco non usare la parola ‘setta’, un termine ambiguo che viene impiegato indifferentemente per realtà del tutto pacifiche e per organizzazioni criminali; è più corretto parlare di movimenti satanisti o di realtà assimilabili.”
Secondo il sociologo, oggi a Torino rimarrebbero al massimo una decina di appartenenti effettivi a movimenti satanisti, peraltro quasi tutti inattivi. Le strutture organizzate che esistevano anni fa sarebbero quindi praticamente scomparse.
Il cambiamento principale riguarda però Internet. Social network, Telegram e altre piattaforme permettono di entrare facilmente in contatto con contenuti e comunità legate al satanismo, senza la necessità di appartenere a un gruppo fisico: “Oggi non serve più appartenere fisicamente a un gruppo – spiega Introvigne –. Il meccanismo è diventato molto più semplice e individuale: basta un computer o uno smartphone per entrare in contatto diretto con sottoculture o contenuti di matrice satanista. Rispetto a sedici anni fa assistiamo a un’imponente metamorfosi: niente più riunioni segrete, gruppi fisici o rituali organizzati nei boschi. Ora tutto si vive e si consuma principalmente online.”
Il fenomeno, dunque, non sarebbe scomparso, ma si sarebbe trasformato, diventando più difficile da quantificare e controllare. Il rischio maggiore riguarda soprattutto le persone più vulnerabili, facilmente influenzabili dai contenuti incontrati in rete.