
Torino – I présidi lanciano l’allarme: “Italiani in fuga dalle scuole di periferia, sono tutti stranieri”
Nelle scuole delle periferie torinesi cresce la preoccupazione per un fenomeno che allarma i dirigenti scolastici: molte famiglie italiane scelgono di iscrivere i figli altrove, evitando gli istituti con un’alta presenza di studenti di origine straniera. Il risultato è una forte concentrazione di alunni con background migratorio in alcuni quartieri, con effetti evidenti sugli equilibri educativi.
All’Istituto comprensivo Torino II, in Aurora, gli studenti con radici migratorie rappresentano il 73%. Percentuale che sale al 77,9% all’Ic Gabelli di Barriera di Milano. Secondo il preside Massimo Cellerino, la possibilità per le famiglie di scegliere liberamente la scuola, superando il criterio della vicinanza territoriale, ha accentuato questa tendenza. La conseguenza è una crescente segregazione scolastica, confermata anche dalle analisi Invalsi sui divari educativi.
Se in Piemonte la dispersione scolastica “ufficiale” è scesa all’8,7%, migliore della media nazionale, a preoccupare è soprattutto quella cosiddetta implicita: studenti che conseguono il titolo di studio senza competenze adeguate. A Torino la media è del 10,4%, ma in alcune aree può superare il 50%, mentre in altre resta quasi azzerata. Un divario legato anche al contesto socio-economico dei quartieri.
I dirigenti segnalano difficoltà crescenti: classi con molti studenti fragili, numerosi casi di disabilità e problemi nel garantire sia il diritto allo studio sia condizioni di insegnamento efficaci. Situazioni simili emergono anche in altre zone della città, dove le famiglie tendono a spostarsi verso istituti percepiti come più “equilibrati”.
Il tema è ora al centro del dibattito politico cittadino, con la proposta di un “Patto per la scuola” per affrontare in modo strutturale le disuguaglianze e prevenire una frattura educativa sempre più marcata tra centro e periferia.