
Torino, il dato allarmante: i giovani laureati fuggono dalla città. In 30mila sono ‘scappati’ all’estero. Ecco il piano delle Università per trattenerli
A Torino emerge un quadro preoccupante: molti giovani con titolo universitario scelgono di lasciare il territorio per cercare opportunità all’estero. Negli ultimi anni oltre 30 mila piemontesi si sono trasferiti fuori, mentre i rientri sono molto più limitati, circa 4 mila. Questo squilibrio evidenzia una difficoltà strutturale nell’attrarre talenti internazionali e trattenere quelli locali.
Il fenomeno è ben descritto anche dal rapporto del Cnel, «Attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati», che mostra come la percentuale di laureati tra i giovani emigrati sia cresciuta notevolmente: dal 22,5% nel 2012 al 43% nel 2024. In sostanza, oggi quasi la metà di chi parte possiede una laurea. I dati regionali indicano inoltre un aumento delle partenze tra gli under 35 e un saldo migratorio sempre più negativo, con oltre 30 mila giovani persi complessivamente, di cui più di 11 mila laureati. Ogni anno circa il 13% dei neolaureati lascia il Piemonte.
Le destinazioni principali restano i Paesi europei più forti economicamente, insieme agli Stati Uniti. Il divario tra uscite e ingressi resta però marcato: quasi 33 mila giovani in partenza contro poco più di 4 mila in arrivo.
Ma a Torino le università stanno cercando di invertire la tendenza puntando sull’internazionalizzazione. Il Politecnico ad esempio, ospita docenti provenienti da diversi Paesi, segnale di una rete accademica globale in crescita. «Una ricerca di livello internazionale ha bisogno di una comunità internazionale, che metta a sistema esperienze e saperi differenti per lo sviluppo di progetti comuni. Per attrarre abbiamo bisogno di grandi infrastrutture», spiegano dal Politecnico al Corriere della Sera.
Anche l’Università di Torino condivide questa strategia: «Creare connessioni tra atenei, istituzioni, imprese, sanità e cultura». L’obiettivo è rendere il territorio più accogliente e competitivo, non solo per i ricercatori ma anche per le loro famiglie, rafforzando servizi e collaborazioni.
Iniziative come partnership internazionali e programmi di ricerca dimostrano che esistono margini per rendere il Piemonte un polo attrattivo a livello globale.