Torino – Il grande impegno di don Carlo Chiomento, parroco torinese: da Candiolo una speranza per i malati oncologici e le loro famiglie

31/12/2022

Torino – L’importante impegno di don Carlo Chiomento, parroco torinese: da Candiolo una speranza per i malati oncologici e le loro famiglie

Tra i 33mila preti diocesani segnaliamo in Piemonte don Carlo Chiomento parroco di San Giovanni Battista a Candiolo, nella città metropolitana di Torino, impegnato nel sostegno ai malati oncologici e alle loro famiglie.

Testimoni del Vangelo, ogni giorno ci offrono il loro tempo, ascoltano le nostre difficoltà e incoraggiano percorsi di ripresa. Sono i nostri sacerdoti che si dedicano a tempo pieno ai luoghi in cui tutti noi possiamo sentirci accolti e si affidano alla generosità dei fedeli per essere liberi di servire tutti.

Le Offerte rappresentano un modo per esprimere il nostro grazie a coloro che non solo rispondono alle molte emergenze innescate dalle crisi sociali ed economiche, ma sostengono quotidianamente i propri fratelli in difficoltà. I nostri preti, infatti, sono sempre al nostro fianco ma anche noi possiamo far sentire loro la nostra vicinanza.

#UNITIPOSSIAMO è l’hashtag della nuova campagna della Conferenza Episcopale Italiana che intende sensibilizzare i fedeli e si sofferma sul valore della donazione. I sacerdoti non sono i soli protagonisti, ma condividono questo ruolo con l’intera comunità.

La campagna 2022 fa perno sulla comunità e sul suo valore nella società. Abbiamo pensato che fosse giusto ed efficace dare spazio e visibilità – spiega il responsabile del Servizio Promozione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni non solo ai sacerdoti ma anche a quelle realtà che, grazie ai propri pastori, sono sempre più unite nei valori cristiani, e che senza il loro prezioso punto di riferimento non potrebbero sopravvivere. Lo spot ruota intorno al concetto dell’unione e degli obiettivi che si possono raggiungere insieme.”

Ideata e prodotta da Casta Diva Group la campagna della Conferenza Episcopale Italiana https://www.unitineldono.it/unitipossiamo/, on air da novembre, si snoda tra spot tv, radio, web, stampa e racconta, attraverso scorci di vita quotidiana, il ruolo chiave della “comunità”: dalle attività del doposcuola alle partite di calcio nell’oratorio, dall’impegno dei volontari a quello degli anziani, dall’assistenza all’ascolto dei più bisognosi.

Comunità che sono vere e proprie protagoniste, motori delle numerose attività, coese intorno al proprio parroco, un amico cui rivolgersi nel momento del bisogno e con cui condividere i momenti importanti della propria vita.

Un supporto di valore anche quando si affaccia la sofferenza, elemento ineludibile dell’esistenza umana. Lo sa bene don Carlo Chiomento, parroco di San Giovanni Battista a Candiolo e assistente religioso della struttura socio sanitaria “Istituto per la ricerca e la cura del cancro”. In questo luogo, nei confronti dei malati oncologici e delle loro famiglie, il don esercita una quotidiana assistenza spirituale, in quanto cappellano dell’ospedale, e anche pratica, avendo contribuito con fede e dedizione incrollabili a dare impulso alla costruzione della “Casa di accoglienza la Madonnina” per offrire ospitalità ai parenti dei ricoverati.

Si è aperto l’ospedale e mi sono accorto che qualcuno dormiva in macchina: l’ho considerato una telefonata da Dio – spiega don Carlo a Manuela Borraccino nel filmato A Candiolo speranza per i malati e le loro famiglie” che si può vedere al link https://www.unitineldono.it/le-storie/a-candiolo-speranza-per-i-malati-e-le-loro-famiglie/ –, perché non avrei mai potuto portare la comunione al malato pensando alla difficile situazione del suo parente, spesso senza un alloggio decente”.

Ordinato a Torino nel 1978 e nominato parroco di Candiolo nel 1997, esercitando il suo ministero nella città dell’IRCCS, un centro specializzato nel trattamento delle patologie oncologiche, don Carlo si rese conto di un’esigenza vera che condivise con l’Arcivescovo, il card. Severino Poletto, Emerito dell’Arcidiocesi del capoluogo piemontese, scomparso nei giorni scorsi. Così, grazie anche al contributo dei tanti benefattori che hanno messo a disposizione competenze e supporto, nel giro di nove anni, è nata la casa di accoglienza La Madonnina. “In questo lungo periodo di attività – aggiunge l’oncologo Fabrizio Carnavale Schianca, uno dei medici dell’IRCCSla Madonnina ha provveduto alle esigenze di tante persone sofferenti e dei loro nuclei familiari, non facendo mai mancare il supporto logistico e il conforto spirituale. È stata portata dalla Provvidenza”.

Una lieve carezza per i tanti che vengono catapultati, direttamente o indirettamente, nel complesso percorso delle cure oncologiche. A sostenerli ci sono oltre un centinaio di volontari che portano avanti la struttura nel nome “del senso della famiglia – racconta una delle beneficiarie, ci siamo sentiti accolti come a casa e qui sono nate delle amicizie e anche delle esperienze molto significative”. Un cammino seguito attentamente da don Carlo che ormai da anni procede passo dopo passo nell’accompagnamento dei malati e delle loro famiglie: “La sofferenza è molto presente – specifica l’oncologoe quindi la possibilità di un conforto spirituale è fondamentale e lui sa essere un riferimento negli ultimi istanti ma anche una guida per coloro che per anni o mesi hanno avuto bisogno di avere un confronto sulle ragioni della sofferenza”.

Un’azione silenziosa e di grande valore che diventa determinante proprio nelle situazioni più disperate, quando si sente maggiormente l’urgenza di far emergere il conforto di una voce amica e rassicurante. “Mi accompagna la calda umanità verso i malati – conclude don Chiomentonei quali rivedo una teologia profonda del senso della croce”.

Non solo video ma anche carta stampata per la campagna #UNITIPOSSIAMO.

Ci sono posti che esistono perché sei tu a farli insieme ai sacerdoti” o “Ci sono posti che non appartengono a nessuno perché sono di tutti” sono alcuni dei messaggi incisivi al centro della campagna stampa, pianificata su testate cattoliche e generaliste, che ricorda nuovamente i valori dell’unione e della condivisione. Sono posti dove si cerca un aiuto, un sorriso, una mano, un’opportunità, o, semplicemente un amico. “Sono i posti dove ci sentiamo parte di una comunità”.

Sul web e sui social sono previste alcune pillole video “Perché dono”, brevi filmati in cui alcuni donatori spiegano il perché della loro scelta di sostenere i sacerdoti e il rilievo che questi assumono nelle loro vite. Giovani, adulti, anziani con l’obiettivo comune di contribuire a sostenere i nostri preti, figure umili ma straordinarie.

A supporto della nuova campagna anche la pagina https://www.unitineldono.it/dona-ora/ in cui sono indicate le modalità per le donazioni.

Le Offerte per i sacerdoti, diverse da tutte le altre forme di contributo a favore della Chiesa cattolica, sono espressamente destinate al sostentamento dei preti diocesani. Dal proprio parroco al più lontano. L’Offerta è nata come strumento per dare alle parrocchie più piccole gli stessi mezzi di quelle più popolose, nel quadro della ‘Chiesa-comunione’ delineata dal Concilio Vaticano II.

Le donazioni vanno ad integrare la quota destinata alla remunerazione del parroco proveniente dalla raccolta dell’obolo in chiesa. Ogni sacerdote infatti può trattenere dalla cassa parrocchiale una piccola cifra (quota capitaria) per il proprio sostentamento, pari a circa 7 centesimi al mese per abitante. In questo modo, nella maggior parte delle parrocchie italiane, che contano meno di 5 mila abitanti, ai parroci mancherebbe il necessario.

Destinate all’Istituto Centrale Sostentamento Clero, le offerte permettono di garantire, in modo omogeneo in tutto il territorio italiano, il sostegno all’attività pastorale dei sacerdoti diocesani. Da oltre 30 anni, infatti, questi non ricevono più uno stipendio dallo Stato, ed è responsabilità di ogni fedele partecipare al loro sostentamento.

Le offerte raggiungono circa 33.000 sacerdoti al servizio delle 227 diocesi italiane e, tra questi, anche 300 preti diocesani impegnati in missioni nei Paesi del Terzo Mondo e circa 3.000, ormai anziani o malati dopo una vita spesa al servizio degli altri e del Vangelo.

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