
Torino – L’ amaro addio degli Elkann alla città: in vent’anni via aziende per 20 miliardi. Ora tocca a La Stampa
Negli ultimi vent’anni il rapporto tra la famiglia Agnelli family e la città di Torino si è progressivamente indebolito, fino ad assumere i contorni di un vero e proprio distacco. Un tempo il legame tra la città e l’impero industriale era fortissimo: la Fiat rappresentava il simbolo della produzione italiana e la famiglia Agnelli era considerata il cuore dell’economia torinese. Oggi, però, molte delle attività storiche sono state cedute o trasferite, riducendo drasticamente la presenza industriale della dinastia nel territorio.
Negli anni Novanta Gianni Agnelli sottolineava con orgoglio l’identità torinese della Fiat presentando nuovi modelli e ribadendo il ruolo della città come capitale dell’automobile. La situazione attuale è molto diversa: la holding di famiglia Exor, guidata da John Elkann, ha progressivamente ridimensionato le attività locali e guarda sempre più a investimenti globali. E ora arriva anche la vendita dello storico quotidiano La Stampa, uno degli ultimi simboli del legame con Torino.
Questo processo è il risultato di numerose operazioni industriali e finanziarie che hanno trasformato profondamente il gruppo. Nel tempo sono state cedute aziende importanti come Magneti Marelli, venduta per oltre sei miliardi di euro, e successivamente altre realtà legate all’automotive e all’industria. Anche la fusione tra Fiat Chrysler Automobiles e PSA Group ha portato alla nascita di Stellantis, con sede legale all’estero e una struttura sempre più internazionale.
In passato il rilancio della Fiat era stato guidato dall’amministratore delegato Sergio Marchionne, che aveva salvato il gruppo dalla crisi e favorito l’espansione globale attraverso l’acquisizione di Chrysler. Dopo la sua scomparsa, però, la strategia di Exor è cambiata: la holding ha assunto sempre più il ruolo di investitore globale, con partecipazioni anche in settori tecnologici e in nuove iniziative imprenditoriali.
Parallelamente si sono moltiplicate le vendite di immobili e attività legate storicamente alla città, tra cui edifici simbolici del Lingotto e altri asset industriali. Intanto la produzione nello stabilimento di Mirafiori si è ridotta notevolmente rispetto al passato, alimentando il dibattito sul futuro dell’industria automobilistica a Torino.
Nel complesso, tra cessioni e riorganizzazioni, il valore delle operazioni realizzate negli ultimi due decenni sfiora i 20 miliardi di euro. Un cambiamento che segna la fine di un’epoca: quella in cui Torino e la famiglia Agnelli rappresentavano un binomio inseparabile nell’economia italiana.